La pioggia batte forte. Da Firenze a Roma. Fa freddo e la notte cupa ci avvolge. Di cos'altro bisognerebbe trattare ora se non del clima e di questa atmosfera da tregenda che ci aggroviglia? Di quello scempio equivalente allo zero assoluto messo in atto al Franchi? Di quei fantasmi che hanno profanato la sacra maglia? D'accordo. Ci proviamo. «La pioggia batte forte. Da Firenze a Roma. Fa freddo e la notte cupa ci avvolge.» Non è un refuso. Tutto quello che viene giù dal cielo è mestamente speculare a quello che non è venuto su dal campo. Le ore sono le stesse, l'atmosfera pure, quanto vedono gli occhi lo subisce il cuore. Al Franchi siamo travolti, umiliati, traditi, con quel maledetto risultato che ci perseguita e che stavolta rappresenta pure il peggior passivo in trasferta di sempre subìto in Italia (eguagliato un triste primato risalente addirittura al 1932). I nuovi mostri buttano all'aria nel modo peggiore la competizione a cui forse i tifosi tenevano di più.

Soltanto loro, evidentemente. Quelli che hanno fatto presenza (giocato sarebbe troppo per quella roba esibita senza vergogna) sul prato fiorentino non hanno dato nemmeno l'illusione di poterci credere. Liquefatti dopo 7 minuti. Un gol subìto è bastato a sciogliere ogni velleità, ammesso e per nulla concesso che ce ne sia stata qualcuna, considerando che sarebbe dovuta arrivare da una squadra che ha ribadito esclusivamente di saper sempre scavare quando tocca il fondo. E soprattutto di non aver compreso il senso profondo della Roma. Ci prendiamo anche questa onta, ancora fieri di essere romanisti, pure più di prima. Gli altri non capiranno, ma ci interessa il giusto. Fa male che non lo abbia capito chi dovrebbe rappresentare la Roma, a tutti i livelli. D'altra parte parliamo del nulla.

IL MIGLIORE - S.V. - DE ROSSI: Se c'è una luce che si intravede dal fondo del pozzo dove siamo sprofondati, è il ritorno in campo del Capitano. Purtroppo adombrato dalla disfatta confezionata prima del suo ingresso. Gli tocca entrare sul 5-1 e già in inferiorità numerica, oltre che in condizioni ancora precarie dopo i tre mesi di stop. Ma nemmeno ci pensa a tirarsi indietro. C'è anzi quasi un che di romantico nel suo salire sulla nave mentre affonda. Ma almeno lui sa cos'è la Roma.

0 - OLSEN: Sette gol sul groppone: anche tutte le parate del mondo (che non fa) non lenirebbero il dolore.

0 - FLORENZI: Uccellato nell'azione del 3-1 in modo grottesco. Corre (male) fin quando può, poi viene inghiottito dall'ignominia generale.

0 - MANOLAS: Disastroso in marcatura, in anticipo, con la palla fra i piedi. E soprattutto quando non evita il maledetto settimo in alcun modo.

0 - FAZIO: In balia di avversari che gli sfrecciano accanto da ogni parte.

0 - KOLAROV: Segna il gol della bandiera e qui finisce il suo apporto.

0 - CRISTANTE: Mette due sigilli sulla gara, a inizio e fine, perdendo il pallone del primo gol e quello del quarto.

0 - NZONZI: Fa quasi tenerezza, a velocità da moviola. Quasi però.

0 - ZANIOLO: Si fa notare più per i falli (commessi) che per gli spunti.

0 - PASTORE: Il fantasma del campione che fu.

0 - EL SHAARAWY: Beato chi lo ha visto. O forse no.

0 - SCHICK: Assente all'inizio, irritante alla fine.

0 - PELLEGRINI: Impalpabile. Come tutti del resto.

0 - DZEKO: Entra per farsi espellere.