Cinque su dodici. La percentuale è dirompente e racconta che su quasi la metà delle gare disputate in questo campionato dalla Roma aleggia l'ombra inquietante (e determinante) di arbitraggi ostili. Una metà oscura di cui tutti - dai tifosi alla società, da Mourinho ai giocatori - avrebbero fatto volentieri a meno. Forse perfino le istituzioni, che si trovano a dover giustificare l'ingiustificabile. A partire dalla sconsiderata direzione di gara a Venezia di tal Gianluca Aureliano della sezione di Bologna. Non esattamente un enfant prodige, con le sue 21 partite di Serie A alla soglia dei 42 anni. Prima designazione in carriera coi giallorossi proprio al Penzo e non crediamo di pronunciare eresia interpretando la speranza più o meno collettiva che si tratti anche dell'ultima. Il fischietto bolognese ne ha combinate di tutti i colori dall'inizio alla fine del lunch match di domenica scorsa. Compresi quegli episodi che negli highlights non ci sono finiti: dalla scriteriata gestione dei cartellini - che si conferma una spiacevole abitudine nelle gare dei giallorossi - al rigore accordato e poi revocato su suggerimento del Var Fabbri, con Veretout già sul dischetto. Il fallo di Haps su Abraham è lampante, ma il fuorigioco di Pellegrini c'è (il tacco oltre la linea difensiva) e alle sbrigative moviole tanto basta per giudicare corretta la decisione. Il punto è che l'azione dell'inglese nasce dal tocco del veneziano Ampadu. Appendice non secondaria, che da regolamento impedirebbe l'intervento della sala video, come certificato anche dal gol di Mbappé in finale di Nations League, giudicato regolare proprio in base al tocco della difesa spagnola. Ma non ci sarebbe nemmeno bisogno di riferirsi alle pieghe del protocollo per interpretare come nefasto l'operato di Aureliano. Il rigore fischiato ai padroni di casa, che di fatto ha capovolto le sorti del match, è qualcosa di raccapricciante: dalla prima platealissima spinta ai danni di Ibanez al non-intervento di Cristante, la decisione entra di diritto nella galleria degli orrori. Come se non bastasse, falli molto più evidenti in area opposta (almeno due, sempre sul brasiliano e su Abraham) sono stati ignorati, prima e dopo lo scempio del 2-2.

Al termine della partita Mourinho ha preferito tacere sull'argomento per evitare guai postumi (dopo il Milan perfino il silenzio gli è costato una multa per «espressioni ironiche»). Ma a Trigoria il fastidio per i recenti trattamenti non può mancare. Dal canto suo, la società auspica che durante la sosta ci sia una riflessione profonda all'interno della classe arbitrale per arrivare a quell'uniformità di giudizio già chiesta. Come sempre accade in situazioni simili, il confronto (accompagnato se necessario dalla protesta) viaggia a fari spenti. Ma la misura è colma se si è arrivati alle dichiarazioni pubbliche del General Manager Pinto appena una settimana fa, e c'è da scommettere che dopo Venezia lo sia ancora di più. Perché fa seguito a una lunga serie di episodi sfavorevoli che incidono quantomeno su classifica e morale. La sequenza negativa è in atto da un mese e mezzo e non mostra cenni d'inversione di tendenza. È al 23 settembre scorso che risale la genesi di tutti i torti: negli ultimi minuti della partita casalinga contro l'Udinese, a Lorenzo Pellegrini viene inopinatamente sventolato un doppio giallo dall'arbitro Rapuano, altro fischietto poco rinomato in cerca di notorietà. L'espulsione non produce danni immediati (la Roma porta comunque a casa la vittoria), ma sottrae al Capitano la possibilità di giocare il derby mentre è al culmine della forma. E proprio nella sfida più sentita, Guida dà il via alle oscenità decisive: non fischia un'evidentissima spinta alle spalle di Zaniolo e nella ripartenza di quella stessa azione gli avversari vanno in rete. Non solo: il biancoceleste Leiva viene graziato più volte dal rosso, mentre sui romanisti piovono cartellini un po' a caso.
Altro giro, altra corsa nel big match in casa della Juventus: Abraham segna il gol dell'1-1 sugli sviluppi di un intervento bianconero falloso su Mkhitaryan in piena area: con una singolare interpretazione della regola del (non) vantaggio, Orsato decreta il rigore, poi fallito da Veretout. Non contento, nel finale concede tre risibili minuti di recupero, scatenando l'ira di Mou. Poi la gara dell'Olimpico contro il Milan. Questa volta tocca a Maresca partecipare all'horror fest arbitrale: il fallo in area romanista lo subisce Ibanez, ma per il fischietto campano è rigore a favore dei rossoneri. A nulla serve la chiamata del Var, sconfessato dalla conferma della scelta. Dalla parte opposta, Kjaer interviene su Pellegrini, ma questa volta il direttore di gara sorvola. Per finire con Venezia. Letteralmente, si spera.