Pure Aureliano, bolognese, avvocato, quarantuno anni portati parecchio male. Pure Aureliano, dicevamo. Per timbrare la stazione numero cinque della via crucis della Roma. Udinese, derby, Juventus, Milan, ieri a Venezia. In laguna, con una direzione arbitrale ben oltre i confini della realtà. Esattamente sette giorni dopo la stazione numero quattro, partita all'Olimpico contro il Milan. Sistemati anche gli ottimisti, quelli che dopo gli errori arbitrali di Maresca contro i rossoneri, bocciati anche dal designatore Rocchi (pensa te), avevano detto, con convinzione, «vedrai, a Venezia ti daranno il rigorino e poi ti diranno che tutto si compensa». Ma quando mai. Il rigorino c'è stato, ma per il Venezia. Ennesimo scempio nei confronti sì della Roma, sì dei dirigenti, sì dei giocatori, ma soprattutto nei confronti di tutti noi, tifosi romanisti che continuiamo a essere offesi e penalizzati da una classe arbitrale troppo piccola per poter sopportare la grandezza di Roma e della sua gente. Diamo fastidio, come scritto su uno splendido striscione esposto ieri a Venezia, e in qualche maniera ci fanno pagare il prezzo.

Prima di addentarci nell'incubo arbitrale vissuto pure in laguna, vogliamo sottolineare una premessa che è parte integrante di tutto il discorso. Quello che pensiamo e che scriviamo non vuole costituire un alibi per società, staff tecnico, calciatori. La Roma ha una rosa corta; un gioco che fa fatica a esprimere e che si fa fatica a capire; è compassata; le mancano brillantezza e giocatori in grado di superare l'avversario creando la fondamentale superiorità numerica; ci sono alcune giocatori lontanissimi dal loro livello; incassa troppi gol, ne realizza di meno di quello che potrebbe segnare; ha una serie di problemi che sono sotto gli occhi di tutti e speriamo che il mercato di gennaio almeno in parte li possa risolvere. Tutto vero. Però ci sarebbe piaciuto che a questa squadra, e alla sua gente, fosse dato quello che le spettava. Niente di più. Semplicemente quello che era maturato in campo. Perché, tanto per dire, secondo voi, se la Roma si fosse presentata al Penzo con tre punti in più in classifica (derby, Juventus, Milan), come sarebbe finita la sfida contro la squadra di Zanetti? La risposta è differente dal risultato di ieri. Perché chiunque abbia praticato sport a qualsiasi livello, sa benissimo sa benissimo che la serenità con cui si gioca è alla base di qualsiasi successo. Serenità che la Roma ha perso e ora entra in campo con uno scimmione sulle spalle mascherato da arbitro.

Pure ieri, a Venezia, oh il Venezia, abbiamo visto cose che voi umani. Tutto firmato dal signor Aureliano in accoppiata con il signor Fabbri posizionato davanti al Var, capaci di una serie di errori da guinness dei primati. Che il fischietto bolognese non fosse in una delle giornate migliori, si era capito sin dai primissimi minuti di gioco con un cartellino giallo a Karsdorp perlomeno esagerato. Soprattutto alla luce del fatto che, pochi minuti dopo, Pellegrini in ripartenza veniva fermato con un fallo da dietro di Kiyine che Aureliano ha sanzionato tenendosi però il cartellino in tasca (al secondo minuto della ripresa il giocatore del Venezia è stato ammonito, uno più uno fa rosso). Con il passare dei minuti il fischietto emiliano ha messo insieme una serie di sciocchezze da campione (sorvoliamo sui due fuorigioco, quello fischiato a Pellegrini sul rigore dato e poi tolto alla Roma, e su quello sanzionato inesistente sul terzo gol del Venezia). Il capolavoro di Aureliano si è materializzato in occasione del rigore concesso ai padroni di casa, dopo che a inizio di ripresa aveva sorvolato su un fallo da rigore di Romero su Ibañez in occasione del colpo di testa del brasiliano salvato da un difensore del Venezia sulla linea di porta.

Rocchi ci ha fatto sapere che che i rigorini non si devono dare. Ecco, quello di ieri poi trasformato da Aramu, non era neppure rigorino. Prima di tutto perché non viene fischiato subito prima un evidente e ciclopico fallo su Ibañez che stava saltando per prendere il pallone di testa. E poi perché il contrasto tra Cristante e Caldara non è da fischiare (semmai è fallo del veneziano) perché, a differenza di Kjaer su Pellegrini e Dumfries su Alex Sandro, Caldara il pallone non lo prende proprio. Invece calcio di rigore che cambia l'inerzia di una partita che la Roma stava controllando e l'impressione era che fosse solo questione di tempo per festeggiare il terzo gol dei giallorossi. Tanto per non farsi mancare niente, Aureliano in accoppiata con Fabbri, hanno pure fatto finta di non vedere una trattenuta, con tanto di maglietta quasi sfilata, su Abraham a una manciata di minuti dal fischio finale. Il Var? Ma quando mai. Ribadiamo: la Roma ha parecchi problemi con cui confrontarsi, ma datele quello che le spetta e poi ne riparliamo. Alla prossima (speriamo di no).
Forza Roma.