Il 2018 è ormai alle spalle, il 2019 per ora è soltanto un lento quanto trepidante conto alla rovescia in attesa di poter ripopolare gli spalti. Lunedì 14 gennaio è ancora lontano, l'Entella può attendere e con lei il pubblico dello stadio Olimpico. Occasione utile per ripercorrere insieme i dieci momenti più significativi dell'anno passato. Non guardando al campo, ma indirizzando la mente verso la tifoseria romanista. Tra ricordi, coreografie, gioie smodate e delusioni. 10,9,8,7,6,5,4,3,2,1…Sud!

01 - Roma-Torino, 9 marzo

Viene proiettato un video in ricordo di Davide Astori, scomparso il 4 marzo. Gli applausi accompagnano le immagini sui maxischermi, segue un minuto di silenzio a dir poco toccante: i giocatori abbracciati e lo striscione esposto in Tribuna Tevere: "Ciao Astori, è stato bello averti con noi". Segna De Rossi e il capitano visibilmente commosso non può trattenere il dolore. Segna Manolas che si inginocchia puntando le dita verso il cielo, verso Davide. 33mila spettatori uniti in un eterno abbraccio.

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02 - Lazio-Roma, 15 aprile

"Una lupa i gemelli nutre e si chiama Roma la sovrana del mondo". La Curva Sud ricorda ancora una volta, riprendendo un passo delle "Elegie Romane" di Goethe , un concetto assodato: nome, colori e tradizioni cittadine sono materia per romanisti. Una coreografia in movimento, con i piccoli e futuri fondatori dell'Urbe in viaggio verso un destino leggendario. La Sud si rende ancor più bella con i colori e i simboli di Roma, della loro Roma. Questo è il nostro vanto che nessun altro potrà mai avere.

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03 - Spal-Roma, 21 aprile

"2771 anni: ancora splendi Urbe mia". Così i 2mila romanisti festeggiano il Natale di Roma allo stadio Mazza di Ferrara. Una partita speciale non solo per le celebrazioni, ma anche per la presenza di una "pezza" raffigurante un volto. È quello di Federico Aldrovandi, la cui bandiera all'Olimpico continua ad essere oggetto non gradito a qualcuno. "Aldro vive", il messaggio esposto: perché oltre alla rivalità ci sono valori in comune a render il popolo degli spalti qualcosa di più di mere tifoserie.

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04 - Sassuolo-Roma, 20 maggio

Ultima di campionato, lotta per un posto in Champions ormai decisa. Almeno per noi. Loro, i romanisti si presentano in 3mila a Reggio Emilia. Lo fanno per festeggiare l'ultima vittoria stagionale, una serata resa ancor più preziosa dal ricordo di Gaetano Anzalone: il "presidente galantuomo". Sul finire della contesa la notizia dall'Olimpico di Roma: in Champions League andiamo noi, Juventus, Napoli e Inter. "Oh nooo", lo striscione esposto ironizzando su chi "voleva andare in Coppa dei Campion".

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05 - Barça-Roma, 4 aprile; Liverpool-Roma, 24 aprile

Cosa sei per loro? Semplice: quel coro "Perché, perché, 3-1, 3-2, 3-3" intonato dai romanisti al Camp Nou di Barcellona mentre la loro amata sembrava in procinto di affondare. Il futuro avrebbe riservato un ritorno diverso, non lo sapevano i romanisti e non hanno smesso di tifarla. Cosa è per loro la Roma? Quel "Forza Roma dai noi non ti lasceremo mai", cantato a squarciagola al termine della cocente sconfitta di Liverpool. Ad Anfield Road erano rimasti loro ed un amore che non conosce sconfitta.

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06 - Roma-Barcellona, 9 aprile

Se non fossero esistiti telefonini e social, forse questa partita avrebbe assunto sembianze ancor più leggendarie. 60mila presenti in una notte indimenticabile. L'Olimpico canta e fischia come poche volte, trascinando e facendosi trascinare dagli undici atleti che Roma chiamò. Dopo il gol di Manolas molti avranno fatto fatica a rialzarsi in piedi dopo esser crollati sui seggiolini. "Voglio vincere e cantar per te": nella testa di molti riecheggiano ancora queste parole. Forse lo faranno per sempre.

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07 - Roma-Atalanta, 27 agosto

Li fa sentire amici anche se non si conoscono, la Roma. Centinaia e centinaia di magliette gialle a colorare i seggiolini dello stadio Olimpico dalle tonalità a noi lontane. Un simbolo di aggregazione, un gesto di calorosa vicinanza verso qualcuno assente, lontano. Anche Rodrigo Taddei, acclamato dal popolo giallorosso, indossa la speciale "divisa" nel primo incontro casalingo della stagione. I cori della Sud rimbombano senza sosta, superando montagne e canali: arrivando fino alla perfida Albione.

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08 - Bologna-Roma, 23 settembre

Una Roma in difficoltà, ma con 3mila romanisti che mai la abbandoneranno. Chi non c'è più, purtroppo, è Giorgio Rossi. Lo storico massaggiatore figlio di un calcio vecchie maniere viene ricordato tra la commozione generale. Ma non è l'unico messaggio lanciato dai romanisti: "Sulla mia pelle e nei nostri cuori: Cucchi vive". Nel cuore pulsante del tifo giallorosso ci sarà sempre spazio per un ragazzo a cui è stato negato il futuro, per una famiglia a cui è stata negata per troppo tempo la verità. La partita finirà male, forse il punto più basso della nuova stagione, ma i romanisti non perdono la fede nella loro squadra. E nei suoi simboli.

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09 - Roma-Lazio, 29 settembre

C'erano migliaia e migliaia di romanisti, migliaia e migliaia di cuori giallorossi, i megafoni sui palchetti e cento bandieroni pronti ad essere sventolati con fierezza. Ai piedi della Sud un lungo striscione: "Giallorossa al ciel s'innalza, è lei che fa la storia". La storia di una coreografia maestosa, favolosa, di un derby vinto con un fantastico gol di tacco sotto la Nord, di un pubblico senza fiato ma capace di riscoprirsi re con i rintocchi della domenica mattina. Non esiste risveglio migliore dopo un derby vinto: sul campo e soprattutto sugli spalti. E con la vittoria, parte una stagione diversa per la squadra di Di Francesco.

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10 - Juventus-Roma, 22 dicembre; Parma-Roma, 29 dicembre

Una partita dura novanta minuti, recupero escluso. Il sostegno dei romanisti, invece, non conosce il triplice fischio. Le festività ci hanno regalato due successi dopo la sconfitta di Torino. In quell'Allianz Stadium in cui, al termine della sfida, i mille presenti non hanno esitato ad intonare il loro speciale "Alé alé Roma alé" anche nelle difficoltà di una gara persa di misura, la nona consecutiva, contanto pure la Coppa Italia. Un coro replicato a Parma sette giorni dopo, come se non ci fosse mai stata una pausa tra una gara e l'altra. I romanisti non smetteranno mai di cantare per la loro Roma.

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