Boxing day. Oggi si chiama così e negli ultimi 47 anni, di Santo Stefano, non era capitato di giocare alla Roma (l'ultimo precedente risale al 1971). Forse anche per questo Roma-Sassuolo non fa registrare un'affluenza di pubblico da urlo. Pochi, ma buoni. Sono 12.039 i paganti che in aggiunta ai 23.854 abbonati (probabilmente qualcuno è rimasto a casa o in vacanza) porta al totale di 35.893. Pochi, ma non troppo, o quanto meno sufficienti a scongiurare il record negativo stagionale che, complice anche il momento non felicissimo della squadra, si temeva alla vigilia.

Un colpo d'occhio non clamoroso a inizio gara, con una Curva Sud che presenta anche qualche zona vuota, sia nella parte bassa e centrale che in alto ai lati del tabellone. Si parte (e si chiude) con un canto a tema, un "Jingle bells" tutto giallorosso, che riporta al clima di Festa, e qualche pensiero tutt'altro che natalizio a chi ci precede in classifica. Non fa freddo all'Olimpico, ma neanche caldo, e sicuramente l'umidità aumenterà nel corso dei 90'. A scaldare l'ambiente ci pensa subito Florenzi, con un lancio che libera Schick davanti alla porta. Steso, mezzo dentro, mezzo fuori, partito in linea, partito in fuorigioco. Non si sa. Rigore? Sì, anzi, forse, è meglio verificare per Giacomelli. Qualche istante di attesa, qualche fischio, poi tocca a Diego Perotti riprendersi la scena all'Olimpico e tornare a correre sotto la curva. Scavalcando i cartelloni pubblicitari per una corsa a braccia aperte sotto la gente romanista dopo aver spiazzato Consigli dal dischetto. Niente passeggiatina prima di calciare, stavolta. Solo un saltello prima di infilare il pallone alla destra del portiere neroverde.

Sventolio continuo di bandiere. Ma avranno mai smesso dall'Allianz fino ad oggi? No. Ha sventolato anche durante il cenone di Natale la bandiera della Roma. Incessante. Anche quando Patrik Schick si invola verso la porta davanti alla Curva Sud, smarca tutti e deposita in rete. Proprio lui, che era uscito tra i fischi dello stadio amico già troppe volte recentemente. Sussulta poi lo stadio, quando Zaniolo si ritrova a tu per tu con Consigli ma non fa né il cucchiaio né lo scarta. Niente terzo gol. Così come quando Schick, nel secondo tempo, si mangia il terzo gol di testa da un metro. Ma c'è tempo, i cori continuano, accompagnano la squadra fino e oltre la prodezza di Nicolò Zaniolo. Zanioro, anzi. Perché la personalità con cui non perdona il portiere avversario è davvero fuori dal comune. Volata sulla destra e poi, mette a sedere tutti, il numero 22, e fa alzare lo stadio. Lui è uno che di Consigli non ne ha bisogno: cucchiaio sotto la Nord. Vorrebbe togliersi la maglia, ma, appunto, è già maturo da voler evitare il giallo. Si trattiene, ma non trattiene la gioia del primo gol in Serie A. Tutto molto bello, come gli applausi scroscianti all'uscita dal campo del baby ex Inter, che, stremato lascia il posto a Pastore, un po' beccato dall'Olimpico. Applausi anche per Schick, bravo a convertire i fischi in questo caso, quando fa spazio a un quarto d'ora dalla fine a Edin Dzeko.

La Roma gioca in scioltezza per 89 minuti, tiene lontani i fantasmi che per mezza stagione sono apparsi con le "piccole". Un minuto, però, lo concede. Quello utile al gol della bandiera dei neroverdi con Babacar. Tutto quasi perfetto col Sassuolo. A partire da un buon clima, se si fa eccezione per qualche sporadico fischio alla lettura delle formazioni. Fino ai cori e ai balli Anni 90 della Curva Sud, che dà vita anche alla hola "ritmata" (lalalalalalala uh!). E ai cori nuovi, come quello sulle note de "I maschi" di Gianna Nannini, che parla di lottare per la maglia. Quello che la squadra, nel boxing day, ha fatto.