Noi ci avevamo provato a suggerire il modo per uscire indenni dallo stadium, dopo otto delusioni consecutive. Il fatto è che se anche qualcuno avesse avuto la brillante idea di passare ai giocatori della Roma il decalogo pubblicato ieri dal Romanista per spiegare come andrebbe affrontata la Juventus, qualcuno di loro lo avrebbe usato per pulirsi il vetrino dell'iPhone per farsi qualche selfie su Instagram. Tirar fuori l'anima da chi evidentemente non ne ha (e poi parleremo di chi, dagli uffici dirigenziali fino all'allenatore, non se n'è ancora accorto, magari mettendo seriamente ai margini chi non può indossare la maglia della Roma: vedremo al mercato) è impresa complicata.

Se la squadra giallorossa ieri è uscita per la nona volta con gli occhi bassi e la coda tra le gambe dallo stadium, si deve essenzialmente a chi non ha interpretato la partita con lo spirito richiesto, per chi si è risparmiato sui cross in area (vero Santon?), per chi non si prende le responsabilità del palleggio (vero Nzonzi?), per chi ha paura a cominciare una giocata (vero Fazio?), per chi non mette il veleno in ogni giocata (vero Schick?), per chi non interrompe il circolo vizioso delle paure autobloccanti con una strillata, un gesto, uno schiaffo se dovesse servire, e questo vale per tutti. La Juve non ha sovrastato la Roma come altre volte in passato. La Juve è apparsa anche stanca, nel secondo tempo lasciato alla Roma. Ma alla Juve nessuno molla per un secondo, alla Juve gli attaccanti sono i primi difensori e i difensori prima di lasciare un pallone agli avversari si farebbero ammazzare. È anche così che vincono le partite.

Ma prendiamoci pure la mezza soddisfazione di aver messo loro un po' di apprensione in un secondo tempo giocato con maggior coraggio. Prendiamolo come un segnale di vitalità. Certo è che, come ha ricordato ieri sera Di Francesco che nelle prossime due partite si gioca la panchina, con Sassuolo e Parma bisognerà fare il massimo bottino. Sarà quello il vero crash test per la Roma. Non sarà facile, ma è condizione irrinunciabile.