È bastato un balzo, a spaventare la Roma. Un solo colpo di testa, all'interno di una partita in cui la Juventus ha avuto per larga parte il controllo senza peraltro mai dominarla del tutto, che però ha fatto la differenza: è avvenuto tutto al 35' del primo tempo e lì si è marcata la differenza tra la straordinaria ferocia dei padroni di casa, capaci di vincere 16 partite su 17 scrivendo un'altra pagina della loro leggenda sportiva, e la passività della Roma di oggi, troppo tenera in troppi suoi elementi per poter pensare di uscire indenni alla nona uscita allo stadium, dopo otto sconfitte. E così ha vinto la Juventus, conquistando anche il titolo d'inverno mentre la Roma è ridiscesa di quattro posizioni in classifica, mantenendo per fortuna appena quattro punti dal quarto posto, l'ultimo buono per la Champions: nel giorno in cui l'Inter si è fatta fermare dal Chievo e il Milan s'è arreso alla Fiorentina non è un bilancio terribile. A patto ovviamente di recuperare il terreno nelle prossime due giornate, le ultime del girone: così salverebbe la panchina anche Di Francesco che più passa il tempo e più vede sfumare certe sue responsabilità.

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Anche ieri per tutto il primo tempo la Juventus ha giocato passeggiando proprio per l'arrendevolezza romanista, senza mai spingere seriamente sull'acceleratore e tanto le è bastato per andare al riposo in vantaggio, raccogliendo dieci calci d'angolo, diverse punizioni dalle parti dell'area e altre tre occasioni pulite. E la Roma? Quando le si sono spalancate le strade per la porta di Szczesny se le è richiuse da sola, grazie ai suoi tremolanti interpreti, con qualche rara eccezione: Olsen per i suoi interventi decisivi, Manolas per la pervicacia con cui ha rimandato il più possibile il momento della capitolazione e il più piccolo in campo, Zaniolo, per lo spirito testaccino, lui nato a Massa, e non è provincia di Roma. Di Francesco aveva dato seguito all'idea di preparare qualcosa di diverso scegliendo all'inizio un inedito 352, pronto a mutarsi all'occorrenza al 4231 (e infatti lo diventerà nel secondo tempo): con Manolas, Fazio e Kolarov tenuti belli stretti per evitare le infiltrazioni maligne del tridente avversario (con Dybala, Mandzukic e Dybala a orchestrare ora larghi, ora vicinissimi), Santon e Florenzi a tutta fascia e comunque tre centrocampisti centrali per la necessaria densità nel mezzo, con Nzonzi centrale e Cristante e Zaniolo ai lati. Davanti il fantasma di Schick e qualche sprazzo di Ünder.

In cronaca finiscono una marea di calci d'angolo perlopiù regalati dalla Roma, con palle giocate in maniera moscia, ripartenze poco convinte, rifiniture approssimative, senza mai un tiro in porta nonostante due o tre occasioni propizie che hanno portato Schick, Ünder e Nzonzi a poter battere verso Szczesny. Così le occasioni vere sul taccuino sono tutte di marca bianconea: già al 2' con una torre di Mandzukic da destra verso il palo opposto, con intervento risolutivo di Santon; al 7' con la prima parata decisiva di Olsen su Alex Sandro, liberato fortunosamente da una deviazione su casuale su tiro di Bentancur; al 18' con un altro gran sinistro del terzino brasiliano su cui il portiere svedese è volato fino all'incrocio dei pali; al 33' con un'azione lineare tipica juventina, con Bentancur che si è liberato dalle marcature, ha puntato la porta e ha servito poi Ronaldo che è rientrato sul destro e ha calciato verso il sette, trovando però sulla traiettoria ancora Olsen. Al 35' il gol, con una palla contesa da De Sciglio a Zaniolo e Ünder, conquistata dallo juventino e scaricata in area di sinistro senza troppa convinzione, fino alla zona in cui Santon sembrava in grande vantaggio su Mandzukic: e invece mentre l'ex interista s'è bloccato a guardare la parabola che sembrava culminare proprio su di lui, il croato è saltato come in altre occasioni in questa stagione aveva fatto (e Di Francesco aveva richiamato l'attenzione ai suoi esterni proprio su questa capacità dello juventino), sovrastando l'avversario e schiacciando a due metri dalla porta rendendo impossibile stavolta l'intervento a Olsen. Prima della fine del tempo Santon ha cercato il riscatto disegnando una buona traiettoria verso Nzonzi, ma il colpo di testa del francese è stato assai più delicato di quello di Mandzukic e Szczesny non ha fatto alcuna fatica a controllarlo.

Nella ripresa con un nuovo guizzo tattico Di Francesco ha ridisegnato la sua squadra, togliendo Florenzi, inserendo Kluivert, rimettendo la difesa a 4 e alzando Zaniolo dietro le tre punte. La Roma ne ha giovato anche se ancora una volta gli episodi hanno rischiato di condannare i giallorossi, troppo morbidi nelle conclusioni (Fazio su corner di Kolarov al 14') e troppo svagati in fase difensiva (al 15' su cross di Dybala, Nzonzi ha clamorosamente perso di vista Cristiano Ronaldo che ha costretto Olsen all'ennesimo miracolo: poi sul corner successivo un'altra deviazione in area ha messo di nuovo il portoghese in condizioni di segnare, ma prima Olsen poi Cristante gliel'hanno impedito). Il possesso della palla è stato appannaggio dalla Roma per i restanti trenta minuti: sono entrati Perotti (per Ünder), Erme Can (per Pjanic), Dzeko (per Nzonzi, con Schick trequarti e Zaniolo più basso) e Douglas Costa (per Dybala) senza che la Juventus abbia mai seriamente trovato un modo per ridurre la pressione romanista. Al 90' su punizione di Perotti da destra Cristante ha trovato l'incrocio di testa, ma Szczesny si è guadagnato il premio partita arrivandoci e sul contropiede Costa ha segnato il 2-0, ma il Var ha certificato ciò che solo Massa aveva ignorato: un fallo di Matuidi a spezzare la precedente ripartenza di Zaniolo.