A Trigoria raccontano che il dottor Pietro Berardi stia vivendo questi primi giorni da nuovo Ad, passando da un'emozione all'altra, cosa acomprensibile pur alla luce di un passato dirigenziale da top manager. Ma raccontano pure che l'emozione più evidente, il dirigente che fino a due giorni fa era il Ceo della Pirelli per il Nord America, l'abbia manifestata quando, a Trigoria, dove ieri ha trascorso la seconda metà della giornata (la prima negli uffici societari a viale Tolstoj), ha incrociato la zazzera di Bruno Conti. Una questione di cuore. Perché il dottor Berardi, classe 1974, si è innamorato della Roma negli Anni Ottanta, seguendo quella meravigliosa squadra che ci regalò il ritorno allo scudetto dopo oltre quaranta anni, la consapevolezza di essersi lasciati alla spalle la Rometta delle decadi precedenti, idoli come Falcao, Agostino e, appunto, di Bruno ce ne è uno.

Questo amore deve avere avuto un ruolo non secondario nella scelta del dottor Berardi. Un amore, ovviamente, unito al progetto che la famiglia Friedkin gli ha prospettato per far crescere il club.

Come a Tiago Pinto è stata affidata completamente la parte calcistica, al dottor Berardi è stato consegnato tutto il resto, dal settore commerciale al marketing, dai digital media all'amministrazione. Tutti faranno capo al manager arrivato da New York (lì aveva la sede operativa della Pirelli) che, poi, si rapporterà su tutto con la proprietà. Perché come ormai si sarà capito, mister Dan e mister Ryan saranno, sempre e comunque, quelli che diranno la parola finale.

Questi giorni serviranno a Berardi per cominciare a conoscere il pianeta Roma. A partire dai quadri dirigenziali. Ieri, in mattinata, è stato nella sede di viale Tolstoj per fare una prima conoscenza con chi lavora all'Eur. Dopo si è trasferito a Trigoria per fare la stessa cosa (non sembra però che abbia incrociato Mourinho e i giocatori). Rimarrà da questi parti ancora per qualche giorno, avendo come obiettivo quello di conoscere meglio la realtà societaria per poi cominciare a pensare all'ottimazione del lavoro.

La prima impressione lasciata, è stata quella di un manager ormai più born in the Usa che italiano. Nel senso che è abituato ad avere idee chiare su quello che c'è da fare per poi prendere decisioni in fretta, al contrario delle nostre abitudini che prevedono discussioni prolungate che non fanno altro che non risolvere i problemi. Berardi rimarrà a Roma ancora per qualche giorno continuando nelle consultazioni e nello studio della sua nuova realtà lavorativa. Poi partirà alla volta di New York per affrontare la questione del trasloco insieme alla sua famiglia. Da qui alla fine dell'anno farà il pendolare tra Roma e New York. Che potrà essere pure faticoso, ma se sai, da tifoso, che al centro di tutto, c'è la Roma, farlo sarà una passeggiata di salute.