Nove vittorie in undici partite, tra campionato e coppa. Un buon rendimento, no? Eppure, leggendo e/o ascoltando qui e lì, sembra che la Roma di José Mourunho sia soltanto andata incontro alle sconfitte contro Verona e Lazio; e che, quindi, tutto il resto non conti. Questo perché intorno alla squadra giallorossa c'è una considerazione pari allo zero, perché tutto - per molti, troppi - sembra frutto del caso oppure della pochezza degli avversari affrontati. Che, non va dimenticato, diventano deboli quando giocano contro la Roma (vedi l'Empoli) e che sono grandi quando battono la Juventus (vedi ancora l'Empoli).

Qui non si sta cercando di dire (sarebbe sciocco e falso farlo) che la Roma è una squadra capace di vincere contro tutto e tutti; una squadra perfetta sia dal punto di vista tecnico sia tattico. No, qui si vuole soltanto riportare la verità dei fatti. E dei numeri. Prendiamo il campionato: Mourinho e i suoi hanno vinto 5 volte su sette. E hanno perso due. Il numero dei successi giallorossi è pari a quello dell'Inter e inferiore solo a quelli di Napoli e Milan. Eppure questo dato sembra contare relativamente. E ancora: la Roma, come detto, ha perso due partite. Esattamente come Juventus, Atalanta e Lazio ma, anche in questo caso, le altre squadre sono comunque valide e la Roma invece debole, i numeri lo confermano.

Non è una questione di piagnisteo, ma di narrazione. La differenza tra i numeri della Roma e quelli delle altre sta (anche) nel modo in cui viene raccontata tutta la faccenda. Lo ripeto: qui non si vuole certificare che la Roma è la più forte, si vuole tentare di affermare che – in fondo – non è andata così male come qualcuno vuol nascondere. Entro la fine di ottobre, comunque, il campionato ci racconterà la verità: gli impegni contro Juventus, Napoli e Milan (e pure Cagliari) stabiliranno l'esatto valore della squadra di Mou. Nell'attesa, non sottolineare quanto fatto di buono finora ha il sapore acre dell'attesa del temporale. Vecchio trucco. Un modo fasullo usato e sfruttato da chi, quasi sempre i soliti, vuole poter eventualmente affermare a fine mese: io ve l'avevo detto che... Più jettatori che critici, più incompetenti che analisti. Quelli che ti dicono che i sei pali di Abraham significano che l'inglese ha la mira storta; che Zaniolo è un Bad Boy; che Mourinho ormai fa solo il comunicatore... Ecco, quelli lì. Che si nutrono di invidia, perché non hanno avuto il dono di nascere romanisti. Daje.