Il mondo capovolto: è quello che vede Roberto Pruzzo il 4 dicembre di 35 anni fa quando, al Comunale di Torino, agguanta la Juventus al 90'. I bianconeri sono avanti 2-1, nel giro di cinque minuti Platini e Penzo hanno ribaltato il nostro vantaggio con Bruno Conti. La Roma, col tricolore sul petto dopo il trionfo della stagione precedente, inseguiamo la squadra di Trapattoni a una lunghezza di distanza. Quando il distacco sta per salire a tre punti, il lampo che fa esplodere tutti i tifosi romanisti: Chierico con un sombrero si libera di Platini, quindi mette in mezzo per il Bomber. Spalle alla porta, il 9 colpisce in rovesciata sotto gli occhi di Caricola e inventa un arcobaleno giallo e rosso che si infila dove Tacconi non può arrivare. Il portiere juventino si schianta sul palo, rompendosi un dito, mentre Falcao e compagni si riversano su Pruzzo. Il quale, a fine gara, dedica il pari ad Ancelotti, vittima di un altro infortunio che lo costringerà a rimanere fuori a lungo. Cose da romanisti, cose romaniste. Cose che gli altri non possono (o non vogliono) capire.

La rovescia di Pruzzo

Come il gol di Peirò, anche questo quasi in extremis, anche questo per un 2-2 in terra piemontese: il 16 febbraio 1969 va in scena la sfida tra i due Herrera, Helenio sulla nostra panchina e il paraguagio Heriberto sulla loro. Apre Anastasi, pareggia Capello, quindi la Juve torna in vantaggio con Salvadore a 20' dalla fine. Il pareggio arriva all'87', Peirò dagli 11 metri batte Sarti e la gara finisce addirittura con un'invasione di campo da parte di alcuni tifosi juventini. È la Roma di Ginulfi e Carpenetti, di Santarini e Scaratti, che di lì a quattro mesi conquisterà la seconda Coppa Italia della propria storia.
Verso il terzo Scudetto

Ma il 2-2 più leggendario a Torino arriva il 6 maggio 2001. La Roma di Capello ha otto punti di vantaggio sulla Juve di Ancelotti, ma l'avvio al Delle Alpi è da incubo: nel giro di 6' colpiscono Del Piero e Zidane, i giallorossi accusano il colpo. Il settore ospiti, stracolmo di amore, non smette di cantare e di incitare la squadra. L'uomo della provvidenza è il protagonista che non ti aspetti: Hidetoshi Nakata da Yamanashi, mandato in campo al 60' al posto di capitan Totti. Sembra la mossa della disperazione. Probabilmente lo è. Fatto sta che il giapponese, a 11' dalla fine, esplode un destro dalla lunga distanza che non lascia scampo a van der Sar. L'urlo di Hide terrorizza il Delle Alpi, remake in salsa romanista del celebre film con Bruce Lee. E i bianconeri sono davvero terrorizzati, perché la Roma si fa arrembante e chiude gli avversari nella loro metà campo. A ispirare il 2-2, al 91', è ancora lui: un altro destro, stavolta da posizione defilata, e van der Sar respinge goffamente. In agguato c'è Vincenzo Montella, entrato a inizio ripresa al posto di Delvecchio, che anticipa Montero con un tap-in che è la più grande delle gioie. Vincenzo vola verso il settore, impazzito di gioia come i ragazzi sugli spalti, come Batistuta e Tommasi che lo abbracciano e gridano il grido di chi sa di aver vinto. Perché dopo quel pari, arrivato "col cuore in gol", la Roma si cuce sul petto metà del terzo Scudetto.

L'esultanza di Vincenzo Montella

Dieci anni dopo, nel freddo di gennaio, un'altra rimonta: il primo a segnare è ancora una volta Del Piero, ma la squadra di Ranieri reagisce e pareggia i conti con il calcio di rigore di Totti. Buffon battuto e primo centro in casa della Juve per il Dieci, che si porta l'indice alle labbra. Nel finale viene espulso Buffon, ma i padroni di casa in qualche modo resistono. Almeno fino a quando Pizarro non pesca in area Riise che, tutto solo, di testa trafigge Manninger e ci regala i tre punti. Al 93'. Col cuore in gol, che è sempre bello. Contro di loro, però, lo è ancora di più.

L'incornata di Riise nell'ultima vittoria a Torino