Dicono: vincere aiuta a vincere. Ma la Roma che non si fa mai mancare niente, è capace per un'inaccettabile proprietà transativa, di dimostrare il contrario. Cioè perdere aiuta a perdere. Pure in Repubblica Ceca. Pure contro il Viktoria Plzen, roba che ieri sera da quelle parti si sono ubriacati tutti, boccali di birra come se piovesse. Piove tuttaltro, al contrario, nei confronti di questa Roma imbarazzante, dormiente, boccheggiante, ruminante un calcio di cui non si vede il capo figuratevi la coda. Qualsiasi numero si prenda in considerazione, la Roma è inchiodata alle sue responsabilità. Che sono di tutti, nessuno escluso, questo sia chiaro. Perché neppure il campione del mondo di pessimismo, l'estate scorsa avrebbe potuto prevedere la via crucis a cui sono costretti i tifosi giallorossi.

Il calvario continua

Il problema è che non si vede la luce. Non c'è neppure un segnale che possa indurre a pensare che il peggio sia alle spalle. No, ogni volta è peggio. E c'entrano poco le tante assenze (importanti, visti pure i sostituti) con cui il tecnico deve fare i conti, c'entra zero il fatto che la partita di ieri sera non contasse nulla dal punto di vista della classifica. C'entrano semmai i tanti indizi ormai sommati in questa stagione, indizi che costituiscono un capo d'accusa per il quale non sarebbe sufficiente per la difesa neppure il miglior collegio di avvocati del mondo. Leggete qui. Nelle ultime undici partite giocate, dalla Spal all'Olimpico al Viktoria Plzen, i giallorossi hanno un ruolino di tre vittorie (due con il Cska, una con la Samp), quattro pareggi e altrettante sconfitte (Spal, Udinese, Real Madrid e, appunto, i campioni cechi), sedici i gol realizzati, quindici quelli subiti con una striscia di almeno un gol passivo nelle ultime nove (in Champions siamo arrivati a 30 trasferte consecutive con almeno un gol al passivo, l'ultimo volta con la porta inviolata in Europa lontano dall'Olimpico è datata Lione, marzo 2007).

Con quella di ieri sera, la Roma ha giocato ventuno partite ufficiali, quindici in campionato, più le sei di Champions. Lo score parla di otto vittorie (cinque in campionato), sei pareggi e la bruttezza di sette sconfitte, in pratica uno ogni duecentosettanta minuti. Nelle partite contro le grandi, escludendo il derby, la Roma non ha mai vinto, due sconfitte con il Real, battuta dal Milan, pareggio con Inter, Napoli e Fiorentina. E meno male che il sorteggio Champions stavolta era stato benevolo mettendoci di fronte due squadre, con tutto il rispetto, di seconda fascia come Cska e Viktoria Plzen.

A Trigoria tutto tace

Ci sono, insomma, i numeri perché si cerchi una terapia d'urto per cercare di rivitalizzare una squadra che in questo periodo non riesce a dare segnali di vita. Invece non ci sono segnali di voler fare qualcosa, di provare ad alimentare un'inversione di tendenza che possa perlomeno consentire di arrivare alla fine di questa stagione in maniera dignitosa. Magari pensando pure di intervenire sul presente (condizione atletica) e futuro prossimo (mercato). Aspettando il mercato, c'è da prendere atto, ci auguriamo lo si faccia anche nelle segrete stanze di Trigoria, non si può non sottolineare come questa Roma in quasi tutte le partite abbia avuto la tendenza a squagliarsi da un punto di vista atletico (e non solo) con il passare dei minuti di una partita.

C'èun dato a supporto incontrovertibile: dei ventotto gol subiti in questa stagione, con i due di ieri sera siamo arrivati a dicannove incassati nei secondi quarantacinque minuti. Solo una coincidenza? Non crediamo. La squadra ha dei limiti agonistici che solo chi non vuole vedere non vede. Va sempre o quasi in affanno nei finali di partita. Colpa dei troppi infortunati che costringono alcuni giocatori agli straordinari? Pensare che la risposta sia questa, vorrebbe dire non rendersi conto delle problematiche di una Roma che non c'è.