Anima italiana. La Roma a duplice conduzione portoghese fra scrivania e campo l'ha ritrovata dopo qualche tempo, puntando sui prodotti del vivaio sempre generoso di Trigoria e di quello nazionale. Il percorso è stato lungo e non privo di difficoltà, ma se oggi la squadra di Mourinho appare un'altra rispetto a quella deludente e scialba andata in scena nelle stagioni più recenti, il merito è anche del gruppo di italiani che sta conquistando le copertine a suon di prestazioni altisonanti. E tramite una personalità che probabilmente attendeva soltanto di essere sprigionata. Nessuno è più adatto dello Special One a tirare fuori il carattere dai propri giocatori. Le loro parole sulla diversa atmosfera che si respira nello spogliatoio lo confermano, ma sarebbe bastato anche solo il contributo fornito da ognuno sul campo. Così come sono sempre i fatti a conferire forza al nucleo nostrano, scelto da Mou già nell'assegnazione dei gradi. Pellegrini Capitano ancora prima che Dzeko emigrasse verso altri lidi, Mancini e Cristante suoi vice. Ovvero la spina dorsale della formazione: centrale difensivo, centrale di centrocampo, centrale a trequarti. Tutti e tre utilizzati nelle sei gare ufficiali disputate fino a questo momento: il difensore per tutti i 540 minuti (oltre lui, soltanto Rui Patricio ha accumulato lo stesso minutaggio); il numero 7 per 519' (terzo nella speciale classifica) e il mediano per 482' (perché tenuto inizialmente a riposo nella gara col Cska). Lo stesso apporto realizzativo è di gran lunga superiore alle aspettative, anche in relazione ai rispettivi ruoli: otto le reti già realizzate dal terzetto, che arrivano a dodici con quelle degli altri italiani El Shaarawy Zaniolo. Ovvero circa un terzo delle diciannove totali, che portano la media-gol della Roma al secondo posto fra i club dei cinque maggiori campionati europei, alle spalle del solo Bayern.

E a proposito di primati continentali, Pellegrini risulta al momento il più prolifico fra i centrocampisti con cinque centri, ai quali vanno aggiunti due assist, per un totale di sette gol procurati direttamente. Mica male per uno sul quale ancora alla vigilia della stagione aleggiava fin troppo scetticismo. Lorenzo è invece un patrimonio fondamentale della Roma, economico e tecnico, tanto da portare Mourinho a spendersi pubblicamente in ogni occasione possibile a favore del suo rinnovo. Diverse le dichiarazioni del tecnico in questa direzione: da «se ne avessi tre come lui, li farei giocare tutti» a «deve firmare al più presto», finendo col recentissimo «mi ha confermato che l'accordo è vicinissimo». Una rivelazione in minima parte strategica quella del post-gara di giovedì: la prosecuzione del matrimonio fra la Roma e il proprio Capitano è effettivamente a un passo dall'essere sancita nero su bianco.

Ultimo tassello di un presente già in atto, primo di un futuro che sarà costruito intorno proprio a Pelle e a Zaniolo. JM sta cercando di proteggere uno dei suoi talenti più fulgidi dalla pressione che lo circonda, ma il recupero ai livelli pre-infortuni avrà fisiologicamente bisogno di tempo. Intanto Nicolò rientra nella schiera degli inamovibili, pur contando quest'anno su un Carles Perez dal piglio differente, come alternativa e al tempo stesso pungolo al 22. Nicolò ha ritrovato il gol nel preliminare di Conference, e se lì ha fermato il suo score finora, non altrettanto si può dire della voglia: rincorse in fase difensiva e generosità non gli mancano. Con quel talento il resto tornerà a breve. Anche El Shaarawy ci ha messo un po' a recuperare la forma smarrita dall'esperienza cinese e dal successivo lungo stop. Ma adesso è una freccia in più all'arco di Mourinho, come dimostrano le due reti consecutive: fioretto prima, sciabola poi, a conferma di un repertorio tutt'altro che banale. Lo stesso Calafiori, pur partendo in seconda linea, si è ritagliato il suo spazio in Conference, dove ha anche fornito l'assist vincente per il 3-1 di Pelle dopo un grande sprint. Su quella corsia prima o poi rientrerà anche Spinazzola. Il suo strepitoso Europeo lo riporterà di diritto fra i prescelti di Mancini, che con tanta ricchezza tecnica può tingere la Nazionale di giallorosso.