Senza parole. Anche perché, se le pronunciassimo, si trasformerebbero in un capo d'accusa in cui la difesa non potrebbe accampare neppure le attenuanti generiche. È stata una Caporetto. Di cui non può non esserne consapevole anche la società. Erano presenti tutti sull'isola. Da Baldissoni a Monchi e Totti, da Massara a Balzaretti. A cinque minuti dal fischio finale, certo tutto pensavano meno di dover affrontare la crisi più acuta da cinque anni a questa parte. Acuita da un Pallotta che, al telefono, immaginare furibondo non è un esercizio di malignità. Il presidente ha seguito la partita in televisione, alla fine definirlo deluso è un eufemismo, parlando con i suoi dirigenti ha usato toni durissimi nei confronti dell'ennesima partita conclusasi oltre un crisi di nervi, la gara che lo ha deluso più di qualunque altra. Del resto, come dargli torto di fronte a una Roma che riesce a subire il pareggio, dopo essere stata in vantaggio di due gol, all'ultimo minuto di gioco, in contropiede, dopo una punizione a favore, in doppia superiorità numerica contro un Cagliari a cui mancavano i suoi tre migliori giocatori?

Ora che succede?

Se dipendesse soltanto dal presidente, Cagliari sarebbe il capolinea di Di Francesco sulla panchina della Roma. Già in un recente passato, il numero uno romanista si era detto disgustato da una squadra che di fatto non è mai riuscita a essere quella immaginata e sognata l'estate scorsa. Ieri nel dopo partita ovviamente non è stato tenero: «È una disgrazia. La squadra non riesce a reggere novanta minuti, è imbarazzante» il suo commento all'ennesima figuraccia della sua Roma. Ma la società giallorossa non ha mai deciso a caldo, d'istinto, sull'onda emotiva di una delusione anche come quella, durissima, di ieri a Cagliari. Al fischio finale, i dirigenti presenti a Cagliari, con facce che erano tutto un programma, si sono diretti in silenzio negli spogliatoi, evitando di rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazioni. C'è stato il solito dopo partita, ovvero una chiacchierata con l'allenatore per cercare di trovare almeno un abbozzo di risposta all'assurdo che si è visto negli ultimi cinque minuti della partita. Dopo tutti verso il charter che ha riportato la squadra a casa. In un silenzio totale. Pur sapendo che tutta o quasi la piazza ieri, al termine della partita, chiedeva l'esonero dell'allenatore o, comunque, un gesto che potesse garantire una scossa a una squadra che per l'ennesima volta ha confermato di avere una personalità vicino allo zero. Un'eventualità, quella dell'esonero del tecnico, che però, almeno fino a Cagliari, non era stata sul serio mai presa in considerazione dai dirigenti (non da Pallotta) avendo fiducia che la squadra, e con questa l'allenatore, potesse risollevarsi per inseguire quel quarto posto che ora sembra davvero lontano anni luce.

Oggi qualcosa succederà

Difficile tuttavia pensare che non possa succedere nulla. Non è da escludere, per esempio, che oggi i giocatori si presentino a Trigoria per rimanerci, in ritiro, fino alla partenza per la Repubblica Ceca prevista martedì in mattinata. Ma il vero nodo è il futuro dell'allenatore. Da quello che ci risulta, la nottata è trascorsa in contatto telefonico continuo tra Stati Uniti, Italia e Sudafrica. Di Francesco non è mai stato così fragile come dopo questo pazzesco pareggio di Cagliari. I dubbi sono tanti, con Pallotta che sembra il più deciso a dare la scossa, forte anche del precedente Garcia-Spalletti, forse rimandato troppo a lungo, ma che cambiò comunque il corso di quella stagione. Non c'è neppure il problema dell'imminente incontro di Champions, trasferta da un punto di vista della classifica del girone assolutamente inutile. C'è però il problema di chi prendere. C'è un solo nome che potrebbe mettere d'accordo tutti. È quello di Antonio Conte. Ma, al di là dell'aspetto economico, l'ex ct azzurro, viste le sue ambizioni e dopo aver detto no al Real Madrid, se la sentirebbe di prendersi una patata bollente come è quella di questa Roma? Le alternative, ma certo non al livello di Conte, che possono stare in piedi, sono quelle rappresentate da Vincenzo Montella e Paulo Sosa. Due nomi, però, che per motivi diversi non avrebbero la forza dirompente dell'arrivo di un allenatore come Conte. C'è poi un successivo problema: con Di Francesco esonerato, anche Monchi presenterebbe le dimissioni? Oggi, forse, ne sapremo di più. Deve passare la nottata. L'ennesima.