Ga(s)p colmato: la sua Roma è sul podio
Raggiunto il Napoli e staccata la Juventus. Il vero fuoriclasse è il tecnico: «Siamo al livello delle big»
(GETTY IMAGES)
Tre gol, tre punti e terzo posto in classifica. Se tre è il numero perfetto, allora Roma-Cremonese è stata la partita perfetta. Non la migliore della stagione, forse non la più importante - ma poco ci manca - ma sicuramente perfetta per il momento in cui è arrivata. In una giornata in cui Juventus, Napoli e Milan perdono, Atalanta e Como continuano la loro risalita, la Roma era chiamata a fare una cosa soltanto: vincere. Dammi tre punti, non chiedermi niente. L’ha cantato, non a caso, la Sud anche domenica sera.
E il peso specifico della sfida alla Cremonese l’ha fatto capire Gian Piero Gasperini: dalla formazione consegnata un’ora prima del calcio d’inizio, fino all’ormai iconico balletto di fine partita. Formazione che, tra l’altro, non è la stessa che poi ha iniziato l’incontro, visto il forfait di Hermoso. Comunque, al di là dell’indisponibilità dello spagnolo, l’undici mandava un messaggio inequivocabile: conta solo Roma-Cremonese. La Roma tipo - considerando le assenze forzate di Dybala e Soulé - senza turni di riposo o precauzioni particolari per i tre diffidati - Mancini, Ndicka e Wesley -, rimasti in campo tra l’altro fino al triplice fischio.
Perché se Roma-Juventus sarà un match point per la Champions lo si deve anche, e soprattutto, al 3 a 0 rifilato alla Cremonese. Oltre alla distinta consegnata, Gasp l’ha vinta anche coi cambi in corso. In modo particolare all’intervallo quando, dopo 45’ di pressione poco efficace, ha cambiato la squadra, togliendo un centrale - Ghilardi - e mettendo qualità - con El Aynaoui - oltre ad avvicinare Cristante a Malen, con un 4-2-3-1 che ha poi schiacciato la squadra di Nicola, fino alla vittoria.
La ventunesima in stagione, di cui 16 in Serie A, e il frutto è il terzo posto con il Napoli raggiunto a quota 50 punti - Conte rimane avanti in virtù degli scontri diretti -, la Juventus staccata alla vigilia del big match di domenica sera, distanze invariate con le rientranti Atalanta e Como e quella invece accorciata sul Milan. Insomma, tre punti che pesano come tre macigni sulla corsa a un posto in Champions. Un obiettivo che Gasperini si è dato da solo, come ribadito sabato, ma dal quale non vuole scappare per paura della pressione. Non per il vezzo di giocare l’Europa dei grandi, ma perché la Champions è la via più rapida per diventare forti e tornare a vincere.
E se la Roma ora può davvero giocarsi le sue carte per tornare - otto anni dopo l’ultima volta - a sentire di nuovo quella musichetta all’Olimpico, parecchio del merito va ascritto proprio al tecnico di Grugliasco. Il ruolino di marcia, d’altronde, giustifica l’ambizione: 50 punti in 26 giornate sono quasi 2 punti in media a gara, con una proiezione finale di 73 punti, quota che di solito vale il 4° posto. «Siamo al livello delle big? Lo dice la classifica, abbiamo gli stessi punti del Napoli, più della Juve e pochi meno del Milan», ha detto Gian Piero dopo Roma-Cremonese. Insomma, il ga(s)p è stato colmato, col lavoro fatto dentro e fuori dal campo.
A proposito di campo, oggi pomeriggio riaprono i cancelli di Trigoria. Da valutare Hermoso, mentre Gasp spera di ritrovare qualcuno tra Dybala e Soulé, El Shaarawy e Ferguson, per far rientrare l’emergenza offensiva prima del ritorno dell’Europa League e con lei di un calendario fitto. I due argentini sperano di poter rincontrare la Juve da ex, mentre per il Faraone ieri individuale sul campo. Tutti con Gasp, per colmare il gap e sognare presto in grande.
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