"Chi va piano, va sano e va lontano", recita un antico adagio: proverbio che sembra sposarsi bene con quanto mostrato dalla Roma in questo avvio di stagione. Piano per modo di dire, poi, perché anche quando tiene relativamente bassi i giri del motore, la squadra di Mourinho sa far male non appena le viene concessa l'occasione. Il dato delle prime quattro partite ufficiali disputate da Pellegrini e compagni, però, parla chiaro: delle dodici reti realizzate contro Trabzonspor, Fiorentina e Salernitana, dieci sono arrivate nel secondo tempo. Praticamente cinque gol su sei, l'83%, dopo il rientro negli spogliatoi.

Certo, due settimane sono un lasso di tempo troppo breve per trasformare il dato in un indizio, ma i numeri dicono sempre qualcosa di significativo. Il quattro su quattro fatto registrare alla partenza dai giallorossi ha avuto nelle seconde frazioni un costante punto di svolta all'interno delle singole partite. A partire dalla trasferta di Trebisonda, quando la Roma ha sbloccato la gara al 55' con Lorenzo Pellegrini e, raggiunta sull'1-1, ha avuto la forza di andare a vincere all'81' con la zampata di Shomurodov. Tre giorni più tardi, al debutto ufficiale allo Stadio Olimpico contro la Fiorentina, Mkhitaryan ha colpito al 26', ma ancora una volta è stata decisiva la doppietta di Veretout (arrivata tra il 64' e il 79') per vanificare il momentaneo pareggio firmato Milenkovic. La gara di ritorno contro il Trabzonspor ha fatto registrare un'altra rete nel primo tempo (Cristante al 20'), ma la qualificazione alla fase a gironi della Conference League è stata definitivamente messa in cassaforte con i sigilli di Zaniolo ed El Shaarawy soltanto dopo l'intervallo. Veniamo quindi al successo più recente, quello dell'Arechi, in cui la Roma - dopo aver sfiancato l'avversario facendolo correre per tutto il primo tempo - ha colpito, ancora una volta con Pellegrini, ancora una volta a inizio ripresa (48'); Abraham e soci si sono poi scatenati, rifilando un poker alla Salernitana.

Parola di José

Viene naturale pensare che le indicazioni date di volta in volta da José Mourinho abbiano giocato un ruolo fondamentale: è stato così con la Fiorentina (lo ha confermato lo stesso Veretout dopo la gara) e si è confermato domenica a Salerno. Da profondo conoscitore del calcio e delle dinamiche (anche psicologiche) che entrano in gioco nei 90', lo "Special One" ha saputo indirizzare e motivare i suoi, indicando loro la via da seguire per portare a casa la vittoria. A seconda delle circostanze, ha tranquillizzato, spronato, ripreso e rincuorato i suoi ragazzi, venendo puntualmente ricompensato in campo.

Del resto, anche per questo il tecnico portoghese ha voluto un precampionato così fitto di impegni tra l'Italia, il Portogallo e la Spagna, con nove amichevoli nell'arco di un mese (dal 15 luglio al 14 agosto). Partite anche di alto spessore tecnico e atletico, con squadre più avanti nella preparazione e pronte a giocare la prossima Champions: Veretout, Mancini e gli altri hanno messo così benzina e minuti nelle gambe, arrivando belli "tirati" agli impegni che contano di più. Del resto lo ha detto anche Mou: quelle lì non sono state amichevoli. Ma di certo sono servite.