Sette e mezzo. Tiago Pinto non si è fatto nessuno scrupolo nel dare un voto al suo primo, vero, mercato da ds giallorosso. Un voto importante, un voto condivisibile perché «abbiamo costruito una Roma più forte». Un voto che il dirigente portoghese ha voluto condividere, con un gesto di eleganza decisamente inusuale nel narcisistico mondo pallonaro, con tutta la sua squadra mercato, da De Sanctis a Lombardo, passando per l'ufficio legale e il settore amministrativo.

Dire che si poteva fare di più, sottolineando come sarebbe stato opportuno prendere un altro centrocampista e un esterno difensivo (destro) in più, ci sta. Ma è vero che è un concetto valido per qualsiasi altra squadra e che fare di più è sempre una considerazione non confutabile. Vale pure per il Psg o il City degli emiri. Ma vale anche come Pinto sia stato in grado, insieme ai suoi collaboratori, di concretizzare una quarantina di operazioni di mercato; spendere grazie al budget messo a disposizione dalla proprietà 82 milioni; diminuire l'età media della rosa; reagire al ko di Spinazzola e alle turbe di Dzeko; ridimensionare il monte ingaggi; dare una sforbiciata notevole a una rosa extralarge non più sostenibile, al di là del fatto che questa sarà la terza stagione consecutiva in cui non ascolteremo da protagonisti la musichetta della Champions League. Si è lavorato per tornare ad ascoltarla in campo. E, a nostro giudizio, si è lavorato bene. Poi, come ci ha spiegato lo stesso Pinto, nel mercato di gennaio si proverà a fare qualcosa, avendo anche in mano i risultati di quattro mesi, i numeri degli infortunati, la posizione in classifica, le indicazioni di Mou (ascoltatissime), le prospettive nelle coppe. Intanto la Roma è questa, sperando che da qui alla chiusura di alcuni mercati (in particolare paesi arabi e Turchia) si riesca a concretizzare l'addio di qualcuno tra Nzonzi, Santon e Fazio, nei confronti dei quali il direttore sportivo ha usato concetti e parole durissime. Vediamola, allora, la prima, autentica, Roma dei Friedkin. Analizzandola reparto per reparto con tanto di voto. Pinto, siamo certi, capirà.

Portieri

È arrivato Rui Patricio. Cioè un portiere, una realtà che, con tutto il rispetto, per la Roma era stato un problema nelle ultime due stagioni. Pinto ci aveva detto che non poteva sbagliare nella scelta dell'estremo difensore. Non ha sbagliato. Perché il titolare della nazionale portoghese, è un numero uno di esperienza, concreto, un leader difensivo, l'uomo giusto al posto giusto, come ci ha fatto vedere già nelle prime quattro partite. Sono stati salutati sia Pau Lopez (Marsiglia) che Olsen (Sheffield United) sperando che tra dodici mesi siano stati talmente bravi da essere riscattati. L'unico dubbio, in questo ruolo, è relativo agli altri portieri. Cioè Fuzato che è stato promosso dodicesimo e il giovane Boer come terzo. Augurando la totale salute al portoghese, in caso però di un suo stop, un po' di preoccupazione potrebbe nascere. Per questa ragione il nostro voto si ferma al sei e mezzo.

Esterni difensivi

Sono i ruoli in cui, a nostro giudizio, è più concreto il rischio di una Roma corta. Certo, ci si augura che all'inizio del prossimo anno, possa tornare a disposizione quel fenomeno di Spinazzola, ma da qui a gennaio, soprattutto a destra, un raffreddore di Karsdorp potrebbe costituire un problema. Soprattutto alla luce di un Reynolds che, fin qui, ha fatto vedere di essere un ragazzo che ha bisogno di crescere. In questo senso, non è da escludere che, in caso di necessità, Mourinho possa decidere di schierare a destra uno tra Mancini e Ibanez. A sinistra il problema è relativo, pensando che comunque tornerà Spinazzola e che, alle spalle del convincente Viña, c'è un ragazzo interessante come Calafiori sperando che gli infortuni lo lascino in pace. Il voto, anche qui, è un sei e mezzo, sapendo che crescerà nel momento in cui Spinazzola risponderà presente.

Mediani

Un nazionale italiano: Cristante. Un nazionale francese: Veretout. Un terzo, se dovesse servire, che si potrebbe chiamare Lorenzo Pellegrini. Due giovani come Diawara e Villar che, comunque, in serie A hanno dimostrato di poterci stare e che, potenzialmente, con lo Special One possono migliorare parecchio. Due baby di prospettiva come Bove e Darboe. A livello numerico non c'è problema. I due titolari, poi, sono giocatori come ce ne sono pochi in giro e soltanto gli incompetenti possono sostenere il contrario. Semmai, e questo è quello che cercava Pinto con Xhaka, manca il terzo titolare garantito, il giocatore in grado di ruotare con gli altri due, dando così la possibilità di far tirare il fiato a tutti. Noi crediamo che questo giocatore potrà arrivare già a gennaio. Il voto per il momento, ma siamo stretti, è un sette pieno.