La Roma, tre vittorie nelle prime tre partite ufficiali della stagione, è una squadra (già) bella (molto bella, per certi versi) ma non ancora completa. E il primo a saperlo è José Mourinho, il suo allenatore, che non perde occasione per ricordarlo ogni volta che – come accaduto anche ieri sera – ha un microfono davanti alla bocca. I successi centrati due volte contro il Trabzonspor in Conference League e contro la Fiorentina nella prima di campionato, hanno messo in mostra (tante) cose positive e alcune (poche, per fortuna) negative, dettate anche dalla incompletezza della rosa. Il mercato, si sa, è aperto e quindi è lecito sperare che Dan e Ryan Friedkin, i proprietari del club, vogliano accontentare ulteriormente il tecnico portoghese, smanioso da mesi di avere con sé un centrocampista con determinate caratteristiche tecnico/tattiche. E non solo.

Le prime tre gare della stagione, intanto, hanno confermato che le scelte operate sul mercato sono state azzeccate, a cominciare da quella del portiere Rui Patricio, autentico mattatore contro i viola e contro i turchi all'Olimpico. Troppo facile, poi, parlare di Abraham o di Shomurodov che hanno catturato il cuore della Sud con gol, assist e prestazioni generose. L'inglese ci ha messo un attimo a farsi voler bene dalla gente e farsi capire dai compagni con i quali, per via della quarantena, finora si è allenato soltanto un paio di volte. Un segnale da non sottovalutare, questo: che cosa accadrà quando Tammy avrà avuto la possibilità di conoscere meglio chi gli sta accanto? È calcio d'agosto, ma perché non fantasticare?

Gli acquisti del folgorante Abraham, del pragmatico Shomurodov e del diligente Viña, selezionati da Mou in prima persona, stanno a testimoniare che il portoghese ci ha visto giusto e che, quindi, è il caso di fidarsi e affidarsi ancora serenamente a lui. Altro che Bollitinho, come qualcuno si era divertito a etichettarlo dopo il suo ritorno in Italia! Ecco perché se José insiste nell'invocare ulteriori rinforzi, sarebbe il caso di starlo a sentire. E di accontentarlo. O no? Si è detto e scritto che la Roma già somiglia al suo allenatore, che è una squadra mourinhiana perché tosta, tignosa, subdola, velenosa, ingannatrice e mai disposta ad abbassare lo sguardo: tutto vero, ma nel calcio conta anche (soprattutto) la qualità dei calciatori. José, con fare sornione, continua a chiedere facendo finta di non farlo; e se afferma di essere contento di ciò che gli ha regalato la società, in realtà spera di aggiungere al più presto un posto a tavola. Meglio due, se possibile.