Nemmeno a dirlo, la cautela è d'obbligo in questa fase. Ma se un dato emerge dal periodo che pone la Roma a metà strada fra l'inizio del ritiro e il primo impegno ufficiale (il 19, in Conference League) è quello che riguarda la solidità difensiva. Questo gruppo (per il momento molto simile negli uomini a quello dell'anno scorso) sembra aver imparato a reggere l'onda d'urto avversaria, anche quando si tratta di squadre di primo livello e più avanti nella preparazione, proprio come le ultime affrontate (il Porto prima del Siviglia).

Il pressing alto crea meno apprensioni e le sofferenze restano più negli occhi di chi guarda dall'esterno, che nelle reali occasioni concesse in campo. E il tutto a prescindere dagli interpreti, che forse è quello che più conta, perché vuol dire che è l'atteggiamento collettivo ad essere mutato. Le gerarchie che si stanno delineando (e che comunque sono ancora suscettibili di cambiamenti) paiono porre in prima linea Chris Smalling e Gianluca Mancini.

Non a caso, nell'amichevole di ieri contro gli andalusi, la formazione schierata dall'inizio dovrebbe essere stata quella delle cosiddette seconde linee, ad eccezione di Mkhitaryan (Capitano per l'occasione). E la coppia di centrali di una difesa giovanissima (20,5 anni di media) rispondeva ai nomi di Marash Kumbulla e Roger Ibanez. Con i suoi 22 anni, il brasiliano ha vestito i panni del "veterano" in un reparto completato dai due esterni Reynolds e Calafiori. Eppure se si eccettua qualche sbavatura iniziale, la linea non ha mai fatto correre grossi rischi a Fuzato.

Il numero 3 ha disputato una prova di grande sostanza lì in mezzo insieme all'ex veronese, mostrando evidenti progressi sulla concentrazione nell'arco dei novanta minuti. Proprio la soglia di attenzione di Ibanez (ma non solo sua) nella seconda parte della stagione scorsa era calata al di sotto dei livelli di guardia, frenando una crescita che pareva invece destinata a diventare esponenziale fin dal debutto in giallorosso. Adesso Roger sta tenendo fede al significato del proprio nome e dà segnali di aver ricevuto i dettami di José Mourinho.

Anche oltre ogni previsione, perché nella sfida contro il Siviglia lo Special One lo ha dirottato (di nuovo) a sinistra dopo una prima parte nel ruolo abituale. E su quella corsia che ancora non ha certezze (in attesa del ritorno di Spinazzola, dell'ufficialità di Viña e della definitiva esplosione di Calafiori), Ibanez può dire la sua e conservare un posto anche con Smalling e Mancini, un po' come successe a Chivu con Lucio e Samuel. Visti i risultati del terzetto dell'epoca, potrebbe essere di buon auspicio. Nello schieramento di Mou uno dei due esterni tende a garantire maggiore copertura e compensare la spinta dell'omologo sulla fascia opposta. E Roger può farlo.