Si è preso la Roma pian piano, giorno dopo giorno, parata dopo parata. Mettendoci i guantoni, i piedi e - vedi a Firenze - anche la faccia, rimediando un calcione. Ma ora Robin Olsen è una garanzia assoluta. Lo era anche a luglio scorso, quando Monchi ha voluto a tutti i costi prenderlo per sostituire Alisson, ma quando lo svedese dagli occhi di ghiaccio si è sistemato tra i pali per difendere la porta della Roma qualcuno aveva storto il naso. Per partito preso, mica per altro. Perché dopo quel Mondiale, in cui ha guidato la Svezia ai quarti di finale dopo aver buttato fuori l'Italia ai playoff, solo chi non lo aveva visto poteva avere dei dubbi. Ogni suo intervento, ogni sua uscita, persino ogni suo sguardo è stato passato ai raggi X, analizzato, commentato e rapportato al suo predecessore. Ma la verità è che il giovane Olsen tanto giovane non è: ha esperienza e carisma da vendere, oltre che tutti i fondamentali di cui necessita un portiere. Fin dal primo giorno, si è messo al lavoro agli ordini del preparatore Savorani e ha voluto imparare le prime parole fondamentali per comunicare con la difesa. Un professionista esemplare, che in quanto tale sa di avere ancora tanto da imparare. Perché non si smette mai di migliorare. Lo ammette lui stesso durante l'incontro con la stampa che ha avuto ieri dal ritiro della nazionale svedese: «Voglio crescere ancora, perché non si è mai completi ed è su questo che sto lavorando». Poche parole, ma chiare e concise. Se Robin para-normale, altrettanto fa quando parla.

«Felicissimo in giallorosso»

Era una garanzia al Copenhagen, ma in estate non ha esitato ad accettare la proposta di Monchi di trasferirsi all'ombra del Colosseo: una scelta che oggi più che mai si è rivelata azzeccata, sia per lui sia per la squadra di Di Francesco. «Sono molto contento di come stanno andando le cose a Roma - le parole di Robin ai cronisti svedesi - E sono felicissimo di avere l'opportunità di allenarmi con Marco Savorani». Anche grazie al lavoro con il preparatore romanista, infatti, Olsen sta crescendo giorno dopo giorno: mostra una sicurezza sempre maggiore nelle uscite alte e in quelle basse (alla faccia di chi diceva che uno dei suoi difetti fosse quello di rimanere troppo fermo tra i pali), oltre a una sicurezza glaciale nelle giocate di piede.

Poche concessioni ai fotografi, il ventottenne di origini danesi punta alla sostanza: difendere la porta della Roma e fare in modo che incassi il minor numero possibile di gol. E nelle prime sedici partite in giallorosso (è l'unico della rosa ad aver giocato ogni singolo minuto della stagione tra Serie A e Champions League) ha già effettuato 55 parate: 36 nelle 12 gare di campionato e addirittura 19 nelle 4 partite in ambito continentale. Numeri importanti, ma Robin non si scompone, perché lo svedese dagli occhi di ghiaccio non perde mai la calma. Nemmeno quando gli riportano le parole di Negrisolo, secondo il quale Olsen seguirà la stessa strada di Alisson, diventando uno dei migliori numeri 1 al mondo: «Mi fa piacere sentirlo, anche perché lotto ogni giorno per migliorarmi sempre di più: è questo il mio obiettivo. Credo di essere già cresciuto parecchio quest'anno, ma c'è ancora tempo per fare meglio. Devo solo continuare a lavorare. Anche sui dettagli: sono quelli a fare la differenza». Stakanolsen, insomma. E pensare che qualcuno pochi mesi fa storceva il naso a priori. Robin, in punta di piedi, ha dimostrato di essere da Roma. Anzi, meglio: di essere il numero 1 della Roma. E domenica, quando è andato a sistemarsi tra i pali, ha raccolto le ovazioni della Curva Sud. Tra gli acquisti più azzeccati finora, se non altro per minutaggio e rendimento, lo svedese dagli occhi di ghiaccio non vuole mica fermarsi. Lo ripete come un mantra, del resto: non si smette mai di migliorare.

ha collaborato Malena Johansson