Intendiamoci, la Roma che immaginavamo quest'estate fin qui l'abbiamo vista poco, un paio di partite in Champions, a larghi tratti nel derby, nel primo tempo di Firenze e poco altro. Tutto questo ha generato una serie di critiche che possono pure starci, un po' meno possono starci cattiverie e falsità propagandate a prescindere da chi, poveracci, non ha altre opportunità per provare i piaceri della vita. Perché può andare bene tutto, la società vende tutti, Di Francesco non è all'altezza, i giocatori sono una banda di scarsoni o quasi, i giornalisti sono quelli descritti da Di Maio (viva la libertà di stampa), ma bisognerebbe però continuare ad avere il senso delle cose, perlomeno per dare alla Roma, nella sua interezza, quello che è della Roma. Che, ripetiamo, non è certo quello che immaginavamo potesse essere quest'estate, ma che sta gradualmente riappropriandosi delle sue qualità, considerando la rivoluzione fatta l'estate scorsa (e su questa sia chiaro si può ovviamente discutere), l'età media di una squadra di un gruppo di ragazzini che stanno cominciando a farci vedere il futuro che verrà, le difficoltà di confrontarsi con un ambiente che non fa sconti a nessuno.

I numeri non mentono

Qualcuno penserà che stiamo vaneggiando. Nel caso, ce ne faremo una ragione, se non altro perché supportati da una serie di numeri che attestano come da qualche settimana a questa parte, la Roma, almeno a livello di risultati, abbia intrapreso una strada più convincente. Con tanto di eccezione che conferma la regola, cioè la sconfitta casalinga con la Spal che, legittimamente, aveva aperto la strada a processi in qualche caso sommari. Dunque: se andiamo a prendere in esame le ultime dieci partite ufficiali giocate dai giallorossi, lo score dice sette vittorie, una sconfitta, quella sopracitata con la Spal, due pareggi esterni sui campi di Napoli e Fiorentina. Due pareggi che se non vi chiamate Giancarlo Marocchi (anche ieri inaccettabile in televisione, del resto deve avere un occhio bianco e uno nero e questo dice tutto) entrambi discutibili, visto il rigore non dato a Dzeko al San Paolo con la Roma in vantaggio e il rigore inesistente assegnato ai viola verso il tramonto di un primo tempo che la Roma aveva sostanzialmente dominato. E questi sarebbero i numeri di una squadra in crisi, che va in campo contro l'allenatore, che è stata costruita da semideficienti? Quattro vittorie in campionato, tre in Champions, venticinque gol fatti (2,5 a partita), quattro gare concluse senza gol al passivo, sette reti subite (due su rigori entrambi molto, ma molto dubbi) con una media decisamente migliore di quella dell'inizio di stagione.

Olimpico e goleador

C'era pure la storia di una Roma che andava in sofferenza quando doveva giocare nel suo stadio. Storia che ci stava tutta, visto che in un campionato e un terzo, la squadra di Di Francesco in casa ha perso sette volte (più una in coppa Italia), al contrario di un rendimento esterno da corsa scudetto (almeno nel passato torneo). Pure qui, con l'eccezione sempre della sfida con la Spal, nelle sei partite casalinghe giocate nelle ultime dieci, la Roma ha vinto le altre cinque segnando diciannove reti subendone soltanto quattro comprese i due gol della Spal. In più, poi, c'è il fattore che in questa Roma segnano un po' tutti. Con le reti di Schick di ieri (finalmente) e Juan Jesus (il primo con la Roma, 2.002 giorni dopo l'unico suo precedente italiano con la maglia dell'Inter), fin qui sono stati quattordici i goleador giallorossi in stagione: tredici in campionato (Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov, Juan Jesus, Nzonzi, Pastore, Lorenzo Pellegrini, Cristante, Dzeko, Under, El Shaarawy, Schick), uno in Champions, Kluivert. Ma per vedere la prima rete italiana dell'olandesino che quando parte palla al piede è un piacere per gli occhi, crediamo sia solo questione di tempo. Poco.