Bryan Reynolds compie oggi vent'anni. Il terzino americano ha esordito in giallorosso la scorsa stagione. Oggi la Roma ha pubblicato su Youtube un episodio di "Table Talk" con lo statunitense protagonista. Ecco le sue parole sull'arrivo nella Capitale e l'approccio col calcio italiano. 

Come ti stai trovando in Italia?
"Quando sono venuto a sapere dell'interesse della Roma e quando ho saputo che sarei venuto in Europa, pensavo sarebbe stato molto difficile ambientarsi. Sono giovane e sarei andato a vivere da solo… dall'altra parte del mondo… Pensavo sarebbe stata dura stare lontano dagli amici. Ma sinceramente credo che non sarebbe potuta andare meglio di così. I miei compagni di squadra mi hanno accolto tutti benissimo. C'è una persona che mi accompagna in giro per la città, come quando ho dovuto farmi mettere il Wi-Fi. Non è semplice perché molte persone qui non parlano inglese, quindi è un po' difficile. Ma dal punto di vista calcistico, dello stile di vita…non potrei chiedere di più".

Il lato calcistico è stato qualcosa di diverso per te? Come è andato il primo allenamento?
"Il primo allenamento l'ho fatto nel Campo C. Il primo giorno ho visto Dzeko, Mkhitaryan, Pedro e pensavo 'Wow, mi alleno davvero con questi giocatori adesso. Sono i miei compagni di squadra!'. Non mi comportavo come un fan ovviamente, cercavo di comportarmi normalmente. Al primo allenamento abbiamo fatto degli esercizi, torello e ho pensato 'Wow, qui il livello è altissimo'. Ero molto contento di essere qui, di avere questa possibilità".

Hai visto anche una partita all'Olimpico prima di iniziare.
"Quando sono arrivato lì ero con Stephan (El Shaarawy, ndr) e abbiamo parlato un po' prima della partita. Era il giorno in cui sono arrivato a Roma. Poi è arrivato Edin (Dzeko, ndr), mi ha dato un colpetto sulla spalla. Mi sono girato e quando l'ho visto ho pensato 'oh mio Dio'. Non pensavo mi conoscesse. Mi ha dato il benvenuto, ha detto che era felice che fossi lì e che non vedeva l'ora di lavorare insieme. Sentire queste cose da un giocatore che gioca ad alti livelli da così tanto tempo è stato un sogno che si avvera per me".

Deve essere stato particolare…
"All'inizio sono stato un po' travolto da questa cosa, ma ora mi sono abituato".

Quanto ci è voluto prima che ti abituassi?
"Ci sono volute 2-3 settimane. Non capita tutti i giorni di vedere Mikhi, Pedro e giocatori di questo calibro. Ora li vedo tutti i giorni e ovviamente li considero tuttora esempi per me. Ma sono miei compagni di squadra adesso".

Come è stato il tuo esordio contro il Parma?
"Ho pensato che avrei potuto esordire, visto che ero stato convocato. Ma poi eravamo in svantaggio, quindi non ero convinto che sarei sceso in campo, ma alla fine sono entrato. All'intervallo mi era stato detto di andare in campo e iniziare a scaldarmi. Lì ho pensato che sarei potuto davvero entrato. Ho pensato che sarebbe potuto arrivare il mio momento. Poi è arrivato, ho sentito chiamare il mio nome e ho pensato: 'Appena un anno e mezzo fa giocavo nelle serie inferiori americane', e ora stavo per esordire in Serie A. Quando sono entrato ero un po' agitato, ma ero contento di esordire e di poter crescere con le prestazioni. Di poter continuare ad allenarmi ogni giorno per crescere e migliorare".

La tua famiglia?
"Mio padre è stato calciatore, ma ha dovuto smettere per un infortunio. Era un ottimo giocatore. Bisogna sempre stare attenti agli infortuni, anche per questo sono andato a scuola. Mio padre è stato il mio primo allenatore, mi ha insegnato in fondamentali. I miei genitori hanno fatto molti sacrifici per me, guidavano 45-50 minuti per portarmi agli allenamenti. Mio fratello Ty gioca nel mio stesso ruolo, ma non voglio che faccia le stesse cose che ho fatto io. Voglio che giochi dove si trovi meglio, non è facile a 15 anni, ma voglio che abbiamo la giusta mentalità. È sulla strada giusta, lui ancora non crede che io giochi con una squadra così importante".

Il tuo esordio con la Nazionale?
"Non son o partito titolare, poi all'intervallo mi sono scaldato ed ero pronto a entrare. Poi nel secondo tempo sono entrato. Avevo sempre guardato la Nazionale da piccolo e quando giocavo in MLS. Esordire con la Nazionale è uno dei più grandi risultati per me".

I tifosi?
"In America il calcio non è seguito come qui, se siedi in tribuna i tifosi nemmeno ti riconoscono. Poi sono arrivato qui e fuori dall'aeroporto ho trovato 40-50 persone ad accogliermi, a urlare il mio nome. Non mi sembrava reale. Ho visto dei video del derby con i tifosi e Smalling e Santon mi hanno detto che era un peccato che non ci fossero i tifosi".

Il tuo obiettivo per la prossima stagione?
"Passare dalla MLS alla Serie A è un grande salto. Ora voglio giocare, farmi trovare pronto. Lavoro duramente ogni giorno e già dalla preparazione voglio spingere il più possibile".