Dai laboratori del Mossad ai campi di calcio. La tecnologia che potrebbe rivoluzionare l'approccio alla cura degli atleti arriva da Tal Brown e Eyal Eliakim, a lungo analisti del servizio segreto israeliano. Il tema infortuni è più caldo che mai in vista di una ripresa dove potremmo vederne parecchi. Il software si chiama Zone7, un sistema di algoritmi evoluti di intelligenza artificiale. Rete neurale, la chiamano gli specialisti. Perché proprio come la rete del cervello umano raccorda una serie di dati slegati tra loro per formulare un pensiero finale. Utilizza i dati raccolti dal gps indossato dai calciatori durante gli allenamenti con cui è possibile quantificare i carichi di lavoro e lo sforzo compiuto dall'atleta. Li incrocia con la storia degli infortuni del singolo calciatore e con il database di Zone7 in cui sono presenti i dati dei giocatori delle 35 squadre che fanno parte del progetto, centinaia di migliaia di ore di allenamenti e migliaia di analisi relative agli infortuni. L'algoritmo riconosce quali sono gli schemi che, attraverso determinati tipi di performance, portano al verificarsi di un dato tipo di infortunio. In parole povere riconosce se si stanno verificando le condizioni che in altri casi hanno portato a quell'infortunio.

Ogni giorno i club caricano i dati dei gps sulla piattaforma, Zone7 li elabora e qualche ora dopo invia gli alert. Un sistema di avvertimento preventivo che comunica allo staff la situazione in termini di rischio infortunio stratificata su vari livelli: alto, medio, basso, contenuto, non esistente. Da questo momento in poi inizia la fase 2. Il sistema segnala allo staff anche quali sono i parametri per cui un calciatore è considerato a rischio e qual è il tipo di infortunio a cui rischia di andare incontro nei successivi sette giorni. Poi consiglia i carichi di lavoro e gli esercizi da usare per gestire il calciatore ed evitare che il rischio si concretizzi. A quel punto il medico o il preparatore hanno tutti gli elementi per decidere che strada intraprendere. Secondo i dati forniti dall'azienda, in questo modo si riesce a prevenire fino al 75% degli infortuni. È più efficace sui problemi muscolari perché rientrano in una casistica più prevedibile, ma gli ideatori sostengono che con i giusti parametri, per esempio quelli relativi a stanchezza e stress, c'è la possibilità di prevedere anche la predisposizione dell'atleta ad accusare infortuni di tipo traumatico.

Questa tecnologia costa poche decine di migliaia di euro, ma potenzialmente potrebbe avere un grande impatto sulla vita dei club perché gli infortuni costano: le cure mediche pesano sul bilancio finanziario come le assenze pesano su quello sportivo. La lista dei clienti è top secret ma sappiamo per certo che ci sono club in Spagna, Italia e Inghilterra che utilizzano questa tecnologia. Gli unici due partner dichiarati per ora sono la Virtus Entella e il Getafe. La squadra ligure ha iniziato a utilizzarlo da settembre scorso e gli infortuni sono stati 3 (l'anno scorso 8 in totale) ma l'annata è stata interrotta dalla pandemia e il dato è ancora parziale. Gli spagnoli invece sono il fiore all'occhiello del progetto Zone7.

Il miracolo Getafe

Il Getafe negli ultimi tre anni è passato dalla serie B spagnola alla qualificazione in Europa League, attualmente è quarto nella Liga e si sta giocando l'accesso alla prossima Champions League con uno dei budget più bassi del campionato. Uno studio pubblicato da Zone7 ha mostrato gli effetti del software sulla squadra. Per dare veridicità allo studio durante la stagione 2017/18 da novembre a febbraio la squadra è stata divisa in due gruppi: uno monitorato da Zone7, l'altro con metodi tradizionali. Alla fine dello studio il secondo gruppo presentava il 42% in più di infortuni. Nella stagione 2018/19 tutto il gruppo è stato monitorato con l'intelligenza artificiale e gli infortuni si sono ridotti del 60%. Il Getafe è stata la squadra che ha accusato meno infortuni (otto) di tutta la Liga, mancando la qualificazione in Champions League per soli due punti. Lo studio suggerisce che la diminuzione del numero di infortuni possa aumentare la media punti a partita della squadra. Di questo non abbiamo prova, però i piazzamenti del Getafe sono sicuramente sorprendenti.

Raccontata così, Zone7 assomiglia a un Re Taumaturgo che cura tutto quello che tocca, ma gli infortuni sono materia assai scivolosa e al momento è impossibile avere la controprova dei risultati senza una base di studio più ampia. Se i risultati dovessero essere confermati verrebbe quasi voglia di consigliarlo alla Roma, che solo nelle ultime due stagioni ha fronteggiato circa 80 infortuni. Per questo sul banco degli imputati sono finiti allenatori, preparatori atletici, medici, massaggiatori, fisioterapisti e perfino le zolle dei campi di Trigoria. Magari è giunto il momento di tentare la strada della tecnologia.