«Stop football, no football without fans»: questo è il titolo del documento a firma di oltre 350 tifoserie calcistiche e non solo, pubblicato nella serata di martedì. L'obiettivo era quello che tanti gruppi hanno già espresso singolarmente, ovvero far capire il dissenso nei confronti di una ripresa delle competizioni calcistiche a porte chiuse. Una critica al sistema del calcio europeo, quello che «fin da subito ha espresso il desidero di ripartire», si legge nel testo, e di volerlo fare anche senza nessuno sugli spalti andando così a danneggiare la natura «popolare» del gioco. Dai tifosi della Spal a quelli del Real Madrid, da quelli dell Brescia a quelli del Bayern Monaco, passando per decine di tifoserie di club di Serie B, C e dilettanti, arrivando anche a Cantù e Bologna nel basket e Milano nell'hockey. Tante voci unite in un documento contro il calcio-industria e delle «società tenute in scacco dalle pay-tv». 

«Stop assoluto del calcio europeo», è l'appello comune, «finché affollare gli stadi non tornerà ad essere un'abitudine priva di rischi per la salute collettiva». Gli Ultras, spiegano come la passione del tifoso stia perdendo la sua importanza e come questo processo sia destinato a «portare alla morte del calcio stesso». Ora che tutto è fermo per il coronavirus, i tifosi vogliono che resti tale per tornare a fondare questo sport sull'amore di chi lo circonda e non solo sugli interessi economici. «Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti - si legge - a confrontarci con chi di dovere, perché il calcio torni uno sport popolare»

Il comunicato 

"I governi hanno dichiarato il lockdown totale, tutelando così la cosa più preziosa che abbiamo, la salute pubblica. Riteniamo più che ragionevole lo stop assoluto del calcio europeo. Invece chi lo gestisce ha espresso un solo obiettivo: ripartire. Siamo fermamente convinti che scenderebbero in campo solo ed esclusivamente gli interessi economici. Lo conferma il fatto che i campionati dovrebbero ripartire a porte chiuse, senza il cuore pulsante di questo sport popolare ovvero i tifosi. Chiediamo agli organi competenti di mantenere il fermo delle competizioni calcistiche, fino a quando l'affollamento degli stadi non tornerà un'abitudine priva di rischi per la salute collettiva. Oggi il calcio è considerato più come un'industria che come uno sport. Sono le pay-tv a tenere sotto scacco le società, in un sistema basato solo ed esclusivamente su business e interessi personali che se non verrà ridimensionato, porterà alla morte del calcio stesso. Se noi ultras intendessimo lucrare sulla nostra passione, come ci capita di leggere e sentire in questi giorni, spingeremmo per la ripartenza dei campionati. Tutto questo deve cambiare. Siamo pronti a confrontarci con chi di dovere, per riportare il calcio ai suoi albori, per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona, per fare in modo che questo torni a essere lo UNO SPORT POPOLARE".