Come ci sarà un mondo dopo il Coronavirus, ci sarà uno stadio dopo il Coronavirus. Ma come saranno gli spalti? Inizialmente e per chissà quanto tempo saranno tristemente vuoti. Come è accaduto ieri in Corea del Sud, dove è stata ufficialmente inaugurata la K-League (sarebbe dovuta partire il 29 febbraio, pochi giorni prima della chiusura per l'emergenza sanitaria), la prima divisione coreana, nella partita che ha rappresentato il ritorno ufficiale del calcio, dopo il lockdown dovuto alla pandemia del Coronavirus. Il Jeonbuk Motors campione in carica ha battuto a Seul il Suwon Bluewings per 1-0 con la rete del 41enne, ex Middlesbrough, Lee Dong-Gook. Un gol storico, festeggiato con il linguaggio dei segni (mostrando con le mani in segno del rispetto) per omaggiare i medici. Lo sport che non vuole mollare. Impressionanti i dati di ascolto per un campionato mai così popolare: diritti televisivi venduti in 36 Paesi (la Bbc in prima fila tra le emittenti che hanno pagato per trasmettere l'evento), ben 30 in più rispetto ai 6, tutti asiatici, che se ne erano interessati fino a prima che si facesse largo il Covid-19. E così per la Corea del Sud il 2020 potrebbe essere «l'anno della consacrazione internazionale che meritava», come ha dichiarato il portavoce della K-League, Lee Jong-Kwoun.  Impronosticabile tanta soddisfazione per un evento ai confini della realtà: con il campionato ridotto da 38 a 27 giornate e, almeno per i primi mesi, senza tifosi a gridare e a godersi lo spettacolo del calcio. Quarantamila seggiolini vuoti, nonostante l'impegno profuso dagli addetti della squadra di casa che ha messo qualche striscione. Cori registrati, cioè un brusio alternato ad applausi di sottofondo a riprodurre un pubblico virtuale. Niente abbracci dopo il gol, giusto qualche pacca sulle spalle. Rigido il protocollo in campo: termometri per i calciatori prima di entrare allo stadio e mascherina in panchina (ne ha fatto però a meno Josè Morais, tecnico dello Jeonbuk).

Come saranno i nostri stadi? Tornando verso Ovest e soffermandoci su quanto si sta programmando in Europa non sono nuove le iniziative della Dinamo Brest, che nonostante in Bielorussia il campionato sia andato avanti anche contro il parere dell'Oms, con gli stadi mezzi vuoti per il buonsenso dei tifosi, attraverso il proprio sito web ha messo in vendita dei biglietti virtuali all'estero: coloro che acquistano il tagliando, vedono la foto del loro volto applicata su un manichino.
Già più a prova di Coronavirus l'iniziativa che il Borussia Moenchengladbach, avversario della Roma nel girone dell'Europa League di quest'anno, ha adottato su suggerimento del gruppo organizzato Fanprojekt Moenchengladbach: installare sugli spalti cartonati a grandezza naturale con i volti dei propri abbonati al prezzo di 19 euro. Attraverso le sagome di cartone i tifosi potranno essere "presenti" nell'impianto, al riparo dal contagio. E soprattutto attraverso una commissione di 2,50 euro compresa nel prezzo aiuteranno i dipendenti del fan club. Non solo, 2 euro arrivano alla campagna "Il Borussia aiuta il Borussia" e altri 2 alla Fondazione Borussia per progetti benefici. «Stai lì, in ogni caso! Meglio di niente», si legge sul sito del Fpmg, da cui si può accedere al link che permette la scelta del proprio posto come si faceva qualche mese fa per comprare un biglietto di una partita. La campagna, che al netto dei costi di produzione e lavorazione non ha scopi di lucro e sostiene tra l'altro anche due aziende di Moenchengladbach che hanno dovuto chiudere i battenti per ora, ha convinto anche i giocatori: «All'inizio ero scettico - ha detto l'attaccante Patrick Herrmann a Kicker - non sapevo se avrebbe avuto l'effetto desiderato. Ma sembra piuttosto buono, molto vicino alla realtà».

Scendendo più a sud della Bielorussia e della Germania, in Italia cosa succederà? Anche le società della Serie A stanno sondando il terreno per trovare soluzioni per ovviare agli spalti vuoti. In una situazione certamente non semplicissima, visto che l'opinione pubblica sembra piuttosto disinteressata al momento al calcio. Ma soprattutto anche alla luce della netta presa di posizione degli ultras di tutta Italia (anzi, Europa) contro la ripresa del calcio senza tifo. La Roma, che non è solita lasciare indietro i propri sostenitori, sta studiando (sono da escludere iniziative commerciali che portino a guadagni), perché anche senza certezze imminenti è logico prevedere che l'Olimpico non tornerà a riempirsi neanche con l'inizio della stagione '20-'21.