È un problema che riguarderebbe tutti, quello dei contratti in scadenza il 30 giugno, se il campionato dovesse effettivamente riprendere, come tutti i presidenti dicono (almeno ufficialmente) di volere. Perché ci sono big che il primo luglio potrebbero andarsene in vacanza, e nessuno potrebbe dirgli nulla: primo fra tutti il big dei big, Zlatan Ibrahimovic, uno che non è mai facile convincere a fare quello che non vuole. In questo momento si sta allenando in Svezia (dove non c'è il lockdown), con l'Hammarby, club di cui è azionista: due giorni fa alla Tele2 Arena di Stoccolma ha pure giocato (con una maglietta su cui c'è scritto: «sono forte») un'amichevole con il Frej, squadra di terza divisione, segnando un gol. Vuole continuare a giocare, ma i rapporti col Milan non sono idilliaci, dopo che sono caduti in disgrazia i dirigenti/amici che lo avevano voluto, Boban e Maldini. C'era un'opzione per il rinnovo, ma il club non è intenzionato a esercitarla: spiegaglielo tu, a uno come Ibra, che per 12 mesi non lo vuoi più, ma per due sì.

Non sembra facile neppure per De Laurentiis trattenere Mertens e Callejon: rapporti non idilliaci, e poi sono due classe 1987, intenzionati a strappare l'ultimo contratto, difficile che abbiano voglia di rischiare infortuni per aiutare un club che non gli ha sottoposto un rinnovo soddisfacente. Ma i problemi più grandi potrebbero averli le piccole: Genoa, Verona e Spal perderebbero 15 giocatori
il Cagliari 12, tra cui Nainggolan e Luca Pellegrini, 11 il Lecce e 10 il Parma, tra cui la stella Kulusevski, che l'Atalanta ha già ceduto alla Juventus nel mercato di gennaio.