Questione stipendi. Quelli dei calciatori che sono ben diversi dai quelli di noi comuni mortali. Stipendi che incidono in maniera importante, in molte società oltre il settanta per cento dell'intero fatturato annuale, sul bilancio. Stipendi che, allo stato attuale delle cose, i club dovranno continuare a garantire ai propri tesserati. Club che da questa tragedia che stiamo vivendo, subiranno comunque un danno economico importante, soprattutto se il campionato e le coppe non dovessero riprendere (cosa che non è per nulla da escludere, anche se qualcuno che è evidentemente è stato su Marte fino a qualche giorno fa, ha programmato il ritorno agli allenamenti per l'inizio della prossima settimana).

Un danno a grandi linee che potrebbe essere quantificabile tra i trenta e i quaranta milioni di euro pensando a diritti televisivi (questione peraltro aperta), botteghino, contratti con gli sponsor. Danno che però potrebbe essere in una certa misura ridimensionato, nel momento in cui gli stipendi di cui sopra dovessero essere decurtati in una percentuale tot. Cosa, saranno d'accordo anche i calciatori, che non andrebbe a decurtare buste paga da mille e cinquecento ero, ma inciderebbe su cifre che voi umani...Sulla questione sta riflettendo tutto il calcio italiano, come ha certificato nei giorni scorsi il presidente della Federcalcio Gravina sostenendo che non è un tabù pensare alla decurtazione degli stipendi dei calciatori. In questa vicenda, peraltro, dobbiamo dire con onestà che fin qui una mancata presa di posizione ufficiale da parte dell'Aic, il sindacato dei calciatori, ci ha un po' sorpreso. Soprattutto perché a presiederla c'è un signore che conosciamo bene, Damiano Tommasi , persona che in tutta la sua vita, prima da calciatore, ora da dirigente, ha sempre dimostrato valori e sensibilità che sarebbe bello poter regalare al mondo. Lo stesso Tommasi, è bene ricordarlo, che ha urlato al mondo di sospendere il calcio giocato molto prima che Federcalcio, Lega e presidenti di club decidessero di farlo.

Fino a oggi, tuttavia, l'Associazione non ha ufficializzato nulla a proposito di decurtazioni di stipendi, forse perché, è un pensiero maligno sia chiaro, Tommasi non ha riscontrato la necessaria maggioranza dei calciatori che, peraltro, in molti casi, noti e no, si stanno distinguendo con gesti di beneficenza assolutamente apprezzabili. Viste però le parole del presidente Gravina, che ovviamente ha il sostegno di tutte le società, c'è da credere che qualcosa in questo senso succederà. Modi e numeri dovranno essere verificati, non tenendo conto degli esempi che si stanno verificando in Europa, come i club francesi (il Lione lo ha già fatto) che appellandosi a una specifica legge dello stato, potranno ridurre gli stipendi del trenta per cento, percentuale ovviamente che sarà decurtata in base alle settimane-mesi in cui i calciatori non giocheranno perché vietato farlo dalla situazione. C'è il caso, poi, del Borussia Moenchengladbach dove i giocatori hanno deciso di autosospendersi lo stipendio, caso che ci sentiamo da escludere per il nostro calcio.

La Roma

Proviamo a fare un po' di conti per la nostra Roma. Supponendo che in base a un accordo che deve essere ancora trovato, le società possano garantirsi un risparmio sul trenta per cento degli stipendi dell'intera rosa, dove per intera rosa devono essere considerati staff tecnico e parco calciatori. Diamo alcuni numeri: nel 2016 la somma delle buste paga giallorosse, al lordo sommavano la cifra di 145 milioni di euro. Cifra che l'anno dopo era scesa a 129 milioni, per poi risalire a 141 nel 2018 e al record di 165 la stagione successiva (gli ultimi due anni sono stati quelli della gestione Monchi che tra gli input che aveva avuto dalla società c'era pure quello della riduzione del monte ingaggi, obiettivo che evidentemente non è stato centrato).

Quest'anno, secondo i dati ufficializzati dalla semestrale, il costo stipendi dei tesserati è stato di 84 milioni, basta fare per due per arrivare alla somma finale. Somma però in cui bisogna tener presente che sono conteggiati anche i premi visto che la società giallorossa è quotata in Borsa, premi che se poi non dovessero maturare, sarebbero decurtati in un secondo momento. Il rateo mensile, lordo, degli stipendi, è di circa 14 milioni. Se la decisione dovesse essere quella di decurtare del trenta per cento gli emolumenti, questo vorrebbe dire un risparmio mensile da 4,2 milioni. Se la decisione del trenta per cento in meno dovesse valere per tre mesi si arriverebbe a una cifra vicina ai tredici milioni. Cifra che sarebbe utilissima non solo per il bilancio della Roma, ma per quello di qualsiasi altra società del nostro calcio.