Il calcio spagnolo si apre all'Aurabia Saudita. O meglio, offre una sponda al progetto del principe Mohammad bin Salman di aumentare il soft power del paese arabo attraverso il calcio, "appaltando" posizioni nei club spagnoli per alcuni giocatori sauditi in cambio di soldi. Domenica scorsa infatti Levante, Villarreal, Leganes, Valladolid, Numancia e Rayo Vallecano hanno annunciato simultaneamente l'arrivo di un giocatore saudita, in una cerimonia in stile draft Nba tenutasi a Riyadh. A questi si aggiungono due giovani inglobati nella cantera di Leganes e Villareal. I calciatori saranno ceduti in prestito e resteranno sei mesi nel cub spagnolo a cui sono stati assegnati. L'iniziativa è frutto di una strategia a lungo termine che vede la Lfp al fianco della General Sports Authority e della Federazione saudita (che pagherà gli stipendi), secondo gli accordi siglati a Londra lo scorso ottobre. Nei patti, anche l'inaugurazione di scuole calcio marchiate La Liga in Arabia.

I nove calciatori si uniranno alle rispettive rose e tenteranno l'ardua impresa di ritagliarsi uno spazio in squadra, anche allo scopo di guadagnare una convocazione ai Mondiali di questa estate a cui il loro paese d'origine è qualificato. «L'arrivo dei calciatori professionisti in Spagna - si legge sul sito della Liga - è frutto di un rigoroso programma di scouting a cui hanno lavorato i club per mesi». Dei nove calciatori, tre sono regolarmente convocati dalla nazionale saudita e sono infatti quelli che giocheranno nella massima serie spagnola. Continua il comunicato: «Incorporando i calciatori dell'Arabia Saudita, i club potenzieranno le proprie rose e aumenteranno la visibilità nel mondo arabo. La Liga è la competizione internazionale più seguita in questa parte del mondo e con l'incorporazione di questi giocatori, l'interesse per La Liga, così come l'audience televisiva e le opportunità commerciali aumenteranno».

È scontato dire che l'iniziativa non è stata gradita dai tifosi spagnoli. Le critiche mosse alle istituzioni del calcio iberico sono molte e hanno invaso i social negli ultimi due giorni. In primis, il fatto che l'operazione sia prettamente commerciale: in molti hanno messo in discussione il processo di selezione dei calciatori sauditi. Il quotidiano "As" ha riportato oggi che né l'allenatore del Levante né quello del leganes sono stati coinvolti nella selezione.  C'è poi la questione legata ai diritti umani: l'Arabia Saudita è finita più volte sul banco degli imputati per il mancato rispetto dei diritti fondamentali, è governata da un regime di monarchia assoluta e fa utilizzo della pena di morte (158 casi solo nel 2015 secondo Amnesty): c'è chi dubita che accostare il brand del calcio spagnolo a quello della Liga sia una buona operazione. Addirittura l'Afe, l'associazione dei calciatori spagnoli, ha criticato la scelta della Lfp, colpevole di penalizzare i giovani calciatori spagnoli. Chi sorride sono invece i club coinvolti: gli accordi economici sono segreti, ma la stampa spagnola sostiene che in cambio dell'"ospitalità" le squadre abbiano ricevuto cifre che in certi casi si avvicinano al milione di euro.