Al centro di tutto. Dalla Roma alla Bosnia. Anche se non sempre in termini lusinghieri negli ultimi tempi, Edin Dzeko è ancora una delle figure principali delle squadre nelle quali gioca. Ieri sera nella gara contro l'Armenia ha toccato quota cento con la sua nazionale, un traguardo che ne ribadisce autorevolezza e ruolo di primissimo piano all'interno della propria rappresentativa. Se mai ce ne fosse stato bisogno.

Della selezione bosniaca il centravanti giallorosso è Capitano, leader e detentore di ogni record, da quello relativo alle presenze in cui ieri sera ha raggiunto la fatidica tripla cifra, a un altro che è anche più appropriato alla sua storia di bomber. Cinquantacinque reti complessive in circa dodici anni di militanza: dall'esordio contro la Turchia nel lontano giugno 2007 bagnato dal primo centro; alla serie di realizzazioni (undici) in otto partite consecutive in occasione delle Qualificazioni Mondiali del 2008; fino ai tre gol segnati nella recente Nations League. Una lunga e ininterrotta sequenza che lo ha reso uno dei primi centravanti del continente.
Con la Bosnia Dzeko detiene una media superiore a una rete ogni due partite, che gli ha fatto doppiare il più immediato - si fa per dire - inseguitore fra i cannonieri suoi connazionali: Ibisevic, fermo a quota ventotto, attaccante come lui cresciuto calcisticamente in Germania (dove tuttora gioca) con cui ha spesso fatto coppia in passato, ma che comunque ha disputato l'ultima partita in nazionale quasi un anno fa. Le cifre di Edin d'altra parte sono in linea con quelle che finora hanno contrassegnato la sua carriera con la maglia della Roma (nella quale ha segnato 85 gol in 169 match).

Eppure l'ultimo periodo a Trigoria non è stato dei migliori: le tre sconfitte consecutive fra campionato e coppa - che hanno sancito l'eliminazione dalla Champions e allontanato la squadra dalle prime quattro posizioni - con tutte le conseguenze del caso, fra cambi sulla panchina e dietro le scrivanie del club, hanno accentuato i nervosismi. E proprio Dzeko è parso uno dei più agitati in un gruppo ancora alla ricerca della continuità di risultati come della serenità, in campo e fuori. Su di lui stanno forse pesando anche le voci sempre più insistenti di un possibile addio a fine stagione. Oltre a un rendimento al di sotto dei suoi abituali standard, che finora lo ha fatto fermare a dodici reti fra Serie A e coppe. Uno score molto distante da quello delle precedenti stagioni, in cui si era segnalato come uno degli attaccanti più prolifici del nostro calcio e aveva conquistato sul campo i galloni del leader, trascinando letteralmente la Roma a una storica semifinale di Champions.
Adesso che le cose non vanno come ci si aspettava, il bosniaco appare come uno di quelli che ha maggiormente somatizzato il periodo deludente, sommando una serie di ammonizioni per motivi comportamentali a diffusi diverbi con i compagni. Che il numero 9 sia legato ai colori della Capitale non c'è dubbio e non più tardi di una settimana fa perfino la torta per festeggiare il suo compleanno raffigurava simbolo e nome del club nel quale ha trascorso gli ultimi quattro anni. Ma adesso il crocevia è dietro l'angolo e a Edin non resta che ritrovarsi se vuole chiudere in bellezza. Quantomeno la stagione.

Le partite di ieri

A far riaffiorare i sorrisi hanno pensato i connazionali del centravanti, celebrato prima della gara per il suo record con tanto di maglia recante il numero 100 sulle spalle, proprio nella sua città natale, Sarajevo. La gara del Capitano è terminata senza reti personali, ma con una vittoria per 2-1 sull'Armenia, maturata con i gol di Krunic e Milosevic per i padroni di casa e Mkhitaryan per gli ospiti. Stesso risultato anche per la Svezia di Olsen, che a Solna ha piegato la Romania. Quaison e Claesson hanno firmato il doppio vantaggio degli scandinavi, che poi hanno però subito il ritorno degli avversari: è stato Keseru ad accorciare le distanze a mezzora dal termine. Poi nel finale proprio Robin è salito in cattedra, salvando la vittoria in pieno recupero.