Esattamente vent'anni fa, l'11 gennaio del 1999, moriva Fabrizio De André. Cantautore, poeta e anche tifoso di calcio. Del Genoa, come racconta nel dettaglio "Il grifone fragile", libro di Tonino Cagnucci dedicato proprio al rapporto tra la squadra rossoblù e uno dei più importanti artisti del Novecento italiano. Il libro contiene anche la trascrizioni di alcuni appunti che De André scriveva su un'agenda, dove, tra le formazioni e le famose "tabelle" per calcolare la salvezza del suo Genoa, il cantautore scriveva anche riflessioni dall'importante valore socio-antropologico come quella qui proposto, dedicato al tifo calcistico

Che cos'è il tifo? E' una sorta di fede laica, è il bisogno di schierarsi a favore di un partito, simbolizzato da immagini, da un colore, ma che si pretende essere sostenuto da una tradizione e da una cultura diverse da quelle degli altri: il tifo nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano di identificarsi in un gruppo che ha come fine la lotta per la vittoria contro altri gruppi. Questo desiderio primario può essere contenuto in una rivalità sportiva o sconfinare nel fanatismo, ma questo penso sia una problema che in parte deriva dal carattere dei singoli, in parte dall'educazione che i singoli ricevono dalla società. Voglio dire che un individuo facilmente influenzabile, a cui la società insegna continuamente che la vita è soltanto una lotta a coltello per la sopravvivenza, facilmente diventerà un fanatico e nel momento in cui ipotizzerà la sconfitta della propria squadra in cui si identifica per un bisogno di protezione, considererà tale sconfitta, sia prima che la sconfitta si verifichi, per scongiurarli, sia dopo che s'è verificata, per vendicarsi... Il fattore "fanatismo" anche questo deriva dai pessimi esercizi e dai cattivi insegnamenti degli oligarchi e della civiltà dei consumi.

Dai diari di Fabrizio De André ("Il grifone fragile", Tonino Cagnucci, Limina, 2013)