L'ultima volta che l'Austria ha battuto l'Italia in un confronto internazionale di calcio, a Roma erano appena finite le Olimpiadi. Non quelle che la sindaca Raggi negò alla città nel 2016, ma proprio quelle del 1960. Era il dicembre di 61 anni fa, l'Austria vinse 2-1 a Napoli in amichevole. Dopodiché le due nazionali si sono affrontate altre 13 volte, 10 vittorie azzurre e 3 pareggi, l'ultimo dei quali è stato anche il più recente confronto, 2-2 in amichevole ad agosto del 2008 a Nizza. E se per la legge dei numeri - visto peraltro il cammino trionfale della nostra nazionale fin qui, le dieci vittorie su dieci in qualificazione, le tre vittorie su tre in questa prima fase, la porta imbattuta da undici partite e se anche stasera resterà inviolata sarà battuto il record dei 1143 minuti di Zoff - e anche per i bookmakers (1,20 la vittoria azzurra, 4,50 quella austriaca) la sfida dovrebbe essere a senso unico, Mancini non si fida. Stasera a Wembley (calcio d'inizio ore 20 locali, le 21 in Italia) è comunque un ottavo di finale ad eliminazione diretta e il ct non vuole sbagliare proprio adesso, a cominciare proprio dalla conferenza stampa di rifinitura.

Nessun accenno alla possibile avversaria dei quarti (conosceremo domani il nostro eventuale avversario dalla sfida tra Belgio e Portogallo, alle 21 a Siviglia, e si giocherebbe eventualmente a Monaco di Baviera venerdì 2 luglio), ma nessuna concessione presuntuosa circa l'esito della sfida di stasera: «Giocare contro l'Austria non sarà facile, lo vedrete. Sono aggressivi e veloci, hanno una buona preparazione tecnica, pressano bene, non potremo commettere errori». La cosa bella di questo commissario tecnico è la serenità con cui affronta la platea di giornalisti, la stessa con cui evidentemente approccia la squadra nella preparazione della sfida. Ieri nelle risposte secche e per niente autocompiaciute nella conferenza stampa svolta a Wembley quasi alle 21 italiane, ha parlato di «divertimento», quello che provato fino ad oggi ad allenare questa squadra, «piacere» di essere arrivati fin qui, «felicità» per la possibilità di giocare in uno stadio storico come Wembley e «tranquillità» in riferimento alla temperatura all'interno della squadra. Solo termini positivi. La gioia sia con noi, è come officiare una messa. Il ct del resto è anche molto religioso e magari a qualche santo s'è votato. Sprecare questo carico di fiducia ed entusiasmo sarebbe un delitto anche se non sarà facile passare dall'atmosfera delle notti magiche dell'Olimpico ai brividi di Wembley, in un Inghilterra che combatte un'altra dura battaglia con le varianti del Covid: «Noi siamo a posto con la doppia dose di vaccino. E in ogni caso è vero che perderemo il vantaggio dell'Olimpico, ma giocare in questo stadio davanti a 25000 persone sarà comunque un piacere».

Gli ha fatto eco Bonucci: «Siamo tutti consapevoli dell'importanza della partita, l'abbiamo preparata bene, senza sentirci superiori perché se perdiamo un millimetro di umiltà torniamo ad essere una squadra normale, se sarà necessario dovremo anche essere un po' sporchi per vincerla. Vedrete che non sbaglieremo». Bonucci ha fatto accenno anche alla questione dell'inginocchiamento del Black Lives Matter: «Stasera in albergo prenderemo tutti insieme una decisione». In realtà la questione potrebbe anche non proporsi. Perché a dispetto anche di quello che ha detto Alaba nel pomeriggio di ieri, né la Federcalcio italiana né quella austriaca hanno inoltrato presso l'Uefa la richiesta formale per omaggiare il movimento antirazzista al fischio iniziale dell'arbitro. Così le teorie diffuse nella giornata di ieri, dopo le indiscrezioni a mezzo stampa secondo le quali gli azzurri avrebbero già deciso di non inginocchiarsi, sembrerebbero destituite di ogni fondamento. Resta da capire chi giocherà: dietro Di Lorenzo è il favorito a destra, non sono in discussione i ruolo di capitan Bonucci e di Spinazzola, il quarto non sarà Chiellini (in recupero, tornerebbe buono per i quarti), il posto se lo giocano Bastoni e Acerbi, con il laziale che per alcune indiscrezioni rischia il sorpasso dell'interista, particolarmente apprezzato contro il Galles. A centrocampo nessuno insidia Jorginho e Barella, l'altra maglia dovrebbe toccare a Locatelli, strepitoso interprete delle prime due uscite: ma Verratti ormai è pienamente recuperato e potrebbe essere confermato dopo la confortante prova con i gallesi. E se non sarà così potrebbe essere il primo cambio. Davanti le cose sembrano fatte: torna il tridente titolare, con Berardi a destra, Insigne a sinistra e Immobile nel mezzo. In porta ovviamente il neoportiere del PSG Gigio Donnarumma.