Lo spettro della morte in diretta aleggiava sopra il Parken Stadium di Copenaghen, mentre il cuore di Christian Eriksen era fermo: il centrocampista dell'Inter è stramazzato al suolo al 43' di Danimarca-Finlandia, i soccorsi sono stati immediati, ma per 11' l'Europa che era davanti alla tv è rimasta a guardare con il fiato sospeso. Poi la barella è stata portata via dal campo, ma l'angoscia è rimasta, aumentata dalla mancanza di immagini: c'erano dei teli a nascondere la scena alle telecamere, e in molti hanno temuto che stessero portando via un cadavere. Non era così, lo si è capito qualche minuto dopo, quando è cominciata a circolare una foto scattata dal punto non oscurato: si vede Eriksen con gli occhi aperti, la testa leggermente alzata, e una mano sulla fronte. Cosciente, insomma: il massaggio cardiaco ha fatto effetto, il ragazzo è vivo. E pian piano sono cominciate ad arrivare le rassicurazioni del caso: l'Uefa, la Federazione danese, fino al messaggio che il diretto interessato ha mandato in tarda serata alla chat dei giocatori dell'Inter, rassicurando tutti parlando di un «bello spavento». La partita, iniziata alle 18, si era fermata poco prima dell'intervallo, il pubblico non è neppure uscito dallo stadio: sembrava l'inizio di un dramma, e un dramma collettivo forse fa un po' meno paura di uno vissuto in solitudine. E infatti le due tifoserie avversarie hanno invocato insieme il giocatore in difficoltà: una lo chiamava per nome, l'altra rispondeva col cognome. Il tabellone luminoso dello stadio ha dato loro le notizie confortanti, alla fine hanno visto anche il resto della partita: recuperarla, con i tempi iper-compressi di un Europeo, sarebbe stato un bel problema per l'Uefa, pare glielo abbia risolto lo stesso Eriksen, che dopo aver tranquillizzato i compagni di nazionale avrebbe chiesto loro di finire la gara. Accontentato, ovviamente: erano tutti scossi - non a caso hanno perso - ma quel secondo tempo (più spiccioli di primo, e mini-intervallo) è stato il segnale del ritorno alla normalità. Iniziato con l'applauso dei giocatori della Finlandia ai danesi, al rientro in campo: bella scena, in un per nulla tranquillo week-end di paura.

Eroe per caso

Qualche polemica, sui social, c'è stata per il comportamento delle televisioni, accusate di aver mostrato troppo da vicino il dramma, ma in realtà la regia, non appena è stata chiara la portata di quello che stava accadendo, ha evitato con cura di stringere l'inquadratura sul giocatore a terra, mostrando lo stadio in campo largo, e al massimo i volti (molti dei quali con gli occhi lucidi) di compagni e avversari. O il ct danese Hjulmand, che con grande contegno è rimasto in panchina, si è avvicinato un attimo per informarsi, e poi è tornato al suo posto. In ogni caso, per garantire la privacy del compagno, i danesi hanno fatto una sorta di barriera, tenendosi sottobraccio, per nascondere i momenti concitati dei soccorsi a telecamere e fotografi. Iniziativa di Kjaer, dicono, non l'unica: il difensore milanista, con un passato nella Roma, è stato il primo a soccorrere Eriksen, c'è chi dice che abbia anche iniziato il massaggio cardiaco, di certo gli ha messo le mani in bocca, per evitare che la lingua potesse intasare le vie respiratorie e soffocarlo. Poi è andato a tranquillizzare Sabrina Kvist Jensen, la moglie di Eriksen: era allo stadio, ed è entrata in campo per capire cosa stava succedendo al suo uomo. Terrorizzata, lo sguardo perso nel vuoto, sono stati Kjaer e Kasper Schmeichel ad abbracciarla per calmarla, provando a convincerla che sarebbe andato tutto bene, forse senza crederci fino in fondo.

«Aggrappato alla vita»

Perché il massaggio cardiaco è durato un'eternità, 11', tempo sufficiente per lasciar correre i cattivi pensieri, che in Italia hanno il volto triste di Piermario Morosini, vicenda finita in tragedia, e con le condanne dei medici. Qui il finale è stato diverso, e il medico della nazionale danese, Morten Boesen, può raccontare la sua versione di una storia che andrà avanti. «Siamo stati chiamati in campo appena Christian è caduto - ha dichiarato - non lo vedevo, ma era abbastanza chiaro che avesse perso conoscenza. Quando siamo arrivati da lui era su un fianco: respirava e gli ho sentito il polso. Ma all'improvviso non c'era più battito e abbiamo cominciato il massaggio cardiaco. L'aiuto è arrivato veramente in fretta dallo staff medico e con la loro collaborazione siamo riusciti a fare quello che dovevamo fare. Abbiamo cominciato a intervenire per tenerlo in vita. Per fortuna lui si è aggrappato alla vita». La carriera del centrocampista dell'Inter quasi certamente è finita ieri, ma potrà veder crescere i suoi due figli. E abbracciare Simon Kjaer, al prossimo derby di Milano.