"Figli di Roma, Capitani e Bandiere, questo il mio vanto che non potrai mai avere", recitava così la coreografia esposta in Curva Sud qualche anno fa. In quell'occasione i protagoni- sti erano tutti quei giocatori che, con la Roma nel cuore, avevano dimostrato, nel corso della loro lunga carriera, il senso di appartenenza nei confronti di una città. E se si potesse fare un parallelismo con il mondo del cinema e dello spettacolo, immaginando un Olimpo romano (e romanista), la gigantografia di Carlo Verdone meriterebbe sicuramente un posto d'onore, insieme a pochi altri mostri sacri. L'attore, che con i suoi personaggi ha fatto ridere intere generazioni, compie oggi 70 anni, un traguardo importante nell'anno meno adatto per festeggiare come si deve. In oltre quarant'anni di carriera e 27 film, ha raccontato attraverso i suoi personaggi, i pregi e i difetti degli italiani, con la sua caratteristica e ironica malinconia. Dal suo profilo Instagram, ha voluto salutare tutti i suoi numerosi follower, che non smettono mai di dargli supporto, anche in occasione della recente operazione alla quale si è sottoposto: «Che dirvi? So' tanti, ma la mente è lucida, lo spirito è positivo, le anche robuste. Quindi la corsa continua! Born to run finché potrò».

Comico, regista, attore, sceneggiatore, Carlo nasce a Roma il 17 novembre del 1950, figlio del critico cinematografico Mario Verdone, ex professore di Storia e critica del cinema dell'Università La Sapienza e dirigente del Centro sperimentale di cinematografia. «Ho avuto un papà eccezionale, un grande educatore», raccontò in un'intervista alla Rai qualche anno fa. Un padre che più di tutto ha saputo trasmettere la passione per la settima arte ai suoi figli. Da ragazzo abitava in pieno centro storico, tra Via dei Pettinari e Via delle zoccolette e come vicino di casa aveva Alberto Sordi, che spesso, come racconta lui stesso, disturbava lanciando sassi contro la sua finestra. Un rapporto di amicizia che crebbe e che li vedrà anche lavorare insieme in "Troppo forte" e "In viaggio con papà". A scoprire il suo talento fu Franco Cordelli che lo volle in "Non stop", il programma tv dove nacquero i suoi primi personaggi. Fu il regista Sergio Leone, un altro romano doc, a intuirne il talento e a spingerlo anche nelle sale cinematografiche. La prima pellicola, che divenne in seguito un cult, fu "Un sacco bello" nel 1980 al quale seguì "Bianco, rosso e verdone" con la Sora Lella e, nel 1982, "Borotalco". Figli degli anni Ottanta sono anche "Acqua e sapone" e "Compagni di scuola", poi successivamente arriveranno "Perdiamoci di vista", "Stasera a casa di Alice" e "Maledetto il giorno che ti ho incontrato", tutte pellicole indimenticabili, condite da una leggera malinconia di fondo che caratterizza la produzione della sua maturità. Tra le sue passioni, oltre alla Roma, la musica, la fotografia e l'innato amore per la medicina legato alla sua ipocondria. Proprio nel suo ultimo lavoro "Si vive una volta sola", fermato per ben due volte dalla pandemia, interpreta un medico. L'uscita era stata riprogrammata per il prossimo 26 novembre, ma viste le ultime disposizioni, tutto è rimandato: «Faremo il possibile, il film deve uscire in sala», ha dichiarato l'attore. E noi non vediamo l'ora di tornare al cinema.