Il botto s'è sentito forte e chiaro alle 9 di ieri mattina, quando il Ministro Spadafora, intervenendo alla trasmissione mattutina di La7 Omnibus e rispondendo alle domande di Gaia Tortora e Sandro Piccinini, ha sostanzialmente chiuso i giochi sul campionato in corso, consigliando ai presidenti di cominciare a pensare a un piano B. Ovviamente l'intervento ha nuovamente maldisposto la Lega calcio soprattutto per il riferimento alla spaccatura del mondo del calcio, di cui peraltro Il Romanista ha parlato nell'edizione di domenica: nel senso che la spaccatura c'è, ma loro non lo vogliono far sapere. I contatti tra i presidenti per tutto il giorno sono stati febbrili, in serata era atteso un comunicato (seccato) di risposta che però non è mai arrivato: Cairo e Cellino di dire che bisogna andare avanti proprio non ne vogliono sapere.

Strategicamente, la questione è stata rimandata all'Assemblea convocata, chissà quanto simbolicamente, per domani, 1° maggio, festa dei lavoratori. L'Ansa ha riportato solo una dichiarazione polemica di Lotito: «Ma chi ha detto che i presidenti vogliono smettere? Lo vedremo». Informalmente il presidente della Lazio continua la sua battaglia a suon di telefonate a ministri, sottosegretari e perfetti, rendendo impossibile qualsiasi strategia unitaria. In tutto questo non poteva mancare il quotidiano punto di vista del presidente Gravina che, intervenendo a un forum organizzato dall'Ascoli calcio, ha manifestato ad alta voce il suo pensiero: «Spero che il calcio, quando sarà, possa ripartire con minori individualismi. Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C e D. Ma finché sarò presidente della Federcalcio non firmerò mai per il blocco dei campionati perché sarebbe la morte del calcio italiano».

Questo invece è quello che ha detto il Ministro dello Sport Spadafora a La7, partendo dal punto della situazione: «Al momento sono in corso contatti tra il comitato tecnico scientifico e la Figc, che aveva presentato un protocollo per gli allenamenti ritenuto dal comitato non sufficiente. Ma ripresa degli allenamenti non significa ripresa campionato. Se poi non vogliamo avere incertezze, allora basterebbe seguire la linea di Francia e Olanda che hanno già fermato tutto. Io sinceramente vedo il sentiero per la ripresa sempre più stretto. Il discorso allenamenti è diverso, ma fossi nei presidenti penserei alla nuova stagione. Ma noi non potevamo riaprire lo sport per tutti. Avevamo un'indicazione molto specifica dal Comitato tecnico scientifico. Dovevamo seguire un criterio. E poi il protocollo del calcio non è stato giudicato sufficiente. In ogni caso leggendo certe dichiarazioni potremmo anche avere una sorpresa, potrebbe esserci una maggioranza dei presidenti pronta a chiedere la sospensione per preparare al meglio il prossimo campionato». Questo è il punto che ha fatto maggiormente arrabbiare qualcuno dei presidenti, ma la riprova della spaccatura sta proprio nella mancanza del comunicato finale.

Spadafora ha poi smentito di avercela con il mondo del calcio: «Io da ministro dello sport sarei un pazzo a demonizzare il calcio e la Serie A che portano soldi a tutto il sistema sportivo, ma se la ripresa non sarà in sicurezza saremo costretti a fermarci. Assurdo che tre-quattro presidenti ancora non lo capiscano. C'è anche un problema tamponi, non sono certo ce ne siano a sufficienza. E non dimentichiamoci che all'inizio della pandemia, quando non si sono voluti fermare, poi molte squadre sono finite in quarantena».

Quando poi Sandro Piccinini ha accennato a una possibilità di organizzare un playoff che consenta in tempi brevi di arrivare a dei verdetti sul campo, Spadafora è stato possibilista: «Io penso che i vertici del calcio, mi riferisco alla Lega e anche alla Figc, dovrebbero iniziare a pensare a un Piano B perché le possibilità sono tante. Al massimo entro questa settimana il comitato tecnico scientifico dirà se il protocollo per gli allenamenti sia attuabile e in pochi giorni lo comunicheremo ai club, quindi - con la curva dei dati alla mano - decideremo sulla ripresa del campionato».

A rinforzare la posizione fortemente orientata del Governo sulla ripresa è arrivata poi una dichiarazione del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri alla trasmissione "Un giorno da pecora" su Rai Radio 1: «Mi sembra inverosimile al momento che si possa riprendere a giocare a calcio, nel rispetto dei calciatori stessi vedo la partita come qualcosa di inverosimile. Non si tratta di un match di tennis o del campionato di F1, nel calcio c'è il contatto fisico tra i giocatori, lì potrebbe esserci fonte di contagio. Mi preoccupo insomma per la salute degli atleti».