Si fa presto a dire torniamo a giocare. Come se questo maledetto coronavirus avesse finalmente deciso di lasciarci in pace. Magari. Non è così, purtroppo. Eppure il nostro mondo pallonaro continua a interrogarsi su quando e come sarà possibile tornare a disputare gli allenamenti e le partite di campionato (tra l'altro c'è da dire che in questo senso la Coppa Italia è stata dimenticata del tutto, forse perché i diritti televisivi sono una goccia in mezzo al mare), tra l'altro dando per scontato o quasi che sarà possibile concludere il campionato (a porte chiuse). Ma questo è un tema ormai vecchio.

Contano poco per questi signori gli allarmi che da più parti arrivano da virologi, epidemiologi, cardiologi e via di questo passo. In questi giorni i medici delle varie squadre del nostro massimo campionato sono in contatto continuo in vista della messa a punto, già nella giornata di oggi, del protocollo dettagliato (come specificato anche nel pezzo a pagina 2) per sostenere quelle visite mediche che costituiranno il primo, eventuale passo, per un possibile semaforo verde per il ritorno all'attività agonistica, partendo ovviamente dagli allenamenti in gruppo. Se ne parlerà oggi nell'incontro che è stato programmato con il Comitato tecnico scientifico, avendo come obiettivo quello di stilare il protocollo per immaginare di poter dare inizio alle visite mediche che, nel migliore dei casi, cominceranno negli ultimi giorni del mese di aprile.

Visite mediche

Come già spiegato, qualunque sia il tipo di protocollo varato oggi, non saranno tipo quelle che si fanno all'inizio di una stagione agonistica e che devono dare l'idoneità a giocare. Saranno in ogni caso molto approfondite e dettagliate. Coinvolgendo non meno di settanta-ottanta persone a club. Perché dovranno essere controllati non solo calciatori e tecnici, ma anche dirigenti, medici, fisioterapisti, magazzinieri.

Non basta. Perché dovranno sottoporsi alle visite anche tutte quelle persone che sono e saranno a contatto con i calciatori. Ovvero: il personale delle pulizie nei centri sportivi, giardinieri, cuochi, camerieri, addetti alla portineria, impiegati e via discorrendo. È sin troppo ovvio che la prima cosa a cui dovranno tutti sottoporsi sarà il tampone. È un esame che dura pochi secondi, nel naso viene inserito una specie di lungo cotton fioc. Si avverte un leggero fastidio comunque molto limitato nel tempo. Dopo ci sarà bisogno di aspettare circa ventiquattro ore per conoscerne l'esito.

Quasi certamente ci sarà pure l'esame del dosaggio sierologico attraverso un prelievo di sangue. È un esame che dice se nel paziente esaminato c'è la presenza degli anticorpi, anche se, secondo i medici, le risposte non possono essere considerate sicure al cento per cento. Ci saranno sicuramente anche altri due esami cardiologici: l'ecocardiogramma e il test sotto sforzo. Ma non finisce qui. Sarà prevista anche un radiografia del torace. Inoltre di sicuro ci saranno una visita ai polmoni e una serie di analisi del sangue con particolare riferimento all'ematocrito e alla Ves.

I costi

Le spese non saranno di poco conto visto che le società di calcio faranno tutti questi esami privatamente, come peraltro ci sembra giusto che sia. Il costo maggiore sarà riferito al tampone che prevederà un esborso di circa trecento euro a persona, mentre per il dosaggio sierologico si deve prevedere una spesa tra i trenta e cinquanta euro a paziente. Costerà di più invece la radiografia del torace, non meno di cento euro. E poi ci sarà da pagare anche la visita cardiologica con i costi relativi per ecocardiogramma e test sotto sforzo. A completare il quadro poi ci sono tutte le analisi che dovranno essere fatte e che non sono mai a costo zero. Facendo un calcolo per difetto e comunque approssimativo, la spesa a paziente supererà i cinquecento euro. Moltiplicando per un'ottantina di persone la spesa sarà non inferiore ai quarantamila euro.

A cui bisogna aggiungere un dubbio. Ipotesi: se oggi tutti i pazienti sono risultati negativi al tampone, già il giorno dopo la situazione potrebbe cambiare? La risposta è sì. E quindi è molto probabile che il protocollo che sarà messo a punto, prevederà la ripetizione dei test medici con una cadenza che può essere ogni tre-quattro giorni. Quindi i quarantamila euro dovranno essere moltiplicati per non meno di sette-otto volte. E se poi, durante uno di questi controlli, un calciatore, un allenatore, un dirigente, un cuoco dovesse risultare positivo, che succede? Per quello che sappiamo oggi la risposta è una sola: si ristoppa tutto.