Ancora un giorno. La Lega Serie A se lo è preso ieri per cercare di presentare la relazione più armonica possibile alla Federazione. Via Allegri utilizzerà poi tutto il resto della settimana per coordinare le richieste delle varie leghe, da girare a Palazzo Chigi per far partire il processo che porterà al cosiddetto "Salva calcio". Sgravi fiscali, legge sugli stadi, modifica delle possibili partnership, tagli agli stipendi: ogni punto è stato messo a fuoco dall'ad Luigi De Siervo e dal presidente Paolo Del Pino, che si sono avvalsi della consulenza di Deloitte.

La questione è ormai nota. L'emergenza Coronavirus che ha bloccato tutta la vita sociale del Paese, avrà ripercussioni fortissime sul versante economico-finanziario dello sport più popolare. Soltanto fino a questo momento - in una fase di stop alle attività ancora relativamente breve - si calcola che il danno al sistema calcistico italiano si aggiri intorno ai settanta milioni di euro. Se si riprendesse a porte chiuse, il deficit sfiorerebbe i duecento milioni. Se non si chiudesse la stagione agonistica, ipotesi possibile se non probabile, le perdite sarebbero dieci volte superiori a quelle attuali.

Un'onda d'urto difficile da fronteggiare per i club italiani: quelli con risorse più esigue certamente; ma gli stessi "grandi" - già in situazioni di normalità alle prese con ingenti buchi nei bilanci - temono che il contraccolpo possa essere molto problematico da assorbire.

Lo scenario più apocalittico porterebbe a confrontarsi con mancati introiti dai botteghini; sponsor sulla via di fuga o che comunque potrebbero voler ridiscutere i vari accordi; merchandising quasi azzerato; e diritti televisivi sì già riscossi per la stagione in corso, ma difficilmente rinegoziabili a cifre simili per il futuro con un terzo di partite mai trasmesse. I contratti in essere andrebbero a gravare così sulle prossime stagioni. Una serie non indifferente di motivazioni che stanno costringendo fin da ora i club a rivedere le rispettive strategie economiche.

Si avverte però forte l'esigenza di evitare che il sistema arrivi al collasso e così il piano deve necessariamente essere collettivo. Le idee da presentare al governo si basano sull'esigenza di esenzioni e sgravi fiscali di varia natura, che aiuterebbero i club ad ammortizzare i mancati introiti. Al vaglio anche la possibile revisione della legge Melandri e di quella sugli stadi, che però sembrano di difficile attuazione in una fase drammatica come l'attuale.

Un'ulteriore proposta riguarderà la reintroduzione per almeno due stagioni delle sponsorizzazioni dai provider di scommesse, abolita l'anno scorso dal Decreto dignità e che è costata oltre cento milioni ai club di Serie A. Poi la sospensione degli oneri di sicurezza durante le gare a carico dello società, che andrebbe a sommarsi a quella (già accordata fino al 30 giugno) dei canoni degli impianti utilizzati. Ma il punto focale riguarda il possibile taglio degli stipendi dei tesserati. Proposta sulla quale si discute già da qualche giorno e che per il momento non ha avuto risposte pregiudiziali da parte di nessuna delle componenti in causa.

Si è mostrato però ancora cauto sul tema il presidente dell'Assocalciatori Damiano Tommasi: «Con Dal Pino dovremo parlarci , ma è un problema secondario». Il numero uno dell'Aic è intervenuto ai microfoni di Radio Uno, nel corso del programma "Radio Anch'io". «La discussione sul taglio degli stipendi credo sia un segnale che non siamo allineati col resto del Paese. Si parla delle mensilità di marzo, di una ripresa che ancora non sappiamo quando sarà, di danni che non sono ancora stati calcolati. Abbiamo in Italia comparti produttivi in difficoltà, il calcio lo è meno. Il nostro è un tema da affrontare "sottovoce". Non sono così ottimista che ci si riesca ad allinearsi».

Il nodo riguarda la possibilità di terminare gli impegni ancora in programma da calendario. «Se si potesse tornare ad agosto sarebbe una notizia positiva, il segnale che la situazione in Italia si sarebbe normalizzata. Giocare più avanti comporterebbe interventi sui contratti dei calciatori, spostamento sulle competizioni e ricadute sulla prossima stagione, bisognerebbe programmare anche altri campionati. Lo sport un po' alla volta si sta adeguando, qualcuno è invece concentrato sulla sua attività, senza pensare che tutti siamo collegati a un fenomeno globale. È un lusso pensare a come programmare la ripresa, speriamo avvenga prima possibile. Gli scenari possono cambiare, questa discussione la porteremo avanti per qualche mese. Come dirigenti dobbiamo prepararci a tutto. Ma ancora esistono persone e dirigenti che pensano a soluzioni solo per le proprie squadre».