Ha già messo a segno un gol in più rispetto a quelli realizzati in due anni e mezzo in Cina: l'impatto con la seconda avventura in Italia di Gervais Lombe Yao Kouassi, noto a tutti come Gervinho, è andato oltre ogni più rosea aspettativa. E oggi la retroguardia giallorossa dovrà fare i conti con l'ex di turno, al momento tra gli esterni più letali della Serie A. E pensare che, dopo l'esperienza cinese, il trentunenne ivoriano sembrava finito: due anni e mezzo all'Hebei Fortune, un paio di lampi in campo, un infortunio al crociato e un ingaggio da otto milioni a stagione. Questi gli highlights dell'ex romanista nella Chinese Super League, salutata la scorsa estate con un bottino complessivo di 29 presenze e 4 reti. Il gol al debutto contro il Guanghzou R&F aveva illuso tutti, ma la rottura del legamento alla fine del 2016 e una condizione atletica non impeccabile avevano poi complicato le cose. Nemmeno con Lavezzi, Hernanes e Mascherano - sotto la guida di Manuel Pellegrini - la squadra era riuscita a ingranare: un altro gol capolavoro allo Shanghai Shenhua, quindi una lunga sfilza di prove incolori e tanta tribuna. Fino alla chiamata del Parma che, proprio come accaduto cinque anni prima quando era finito ai margini dell'Arsenal, gli ha dato nuova linfa. D'Aversa lo schiera indifferentemente a destra e a sinistra nel tridente d'attacco, Gervinho finora lo ha ripagato con 5 reti (3 delle quali decisive per la vittoria) in 12 presenze.

Prima stagione al top

Sabatini lo acquista nell'agosto 2013 dall'Arsenal per 8 milioni più bonus: arrivato nella Capitale tra lo scetticismo di molti addetti ai lavori, l'ivoriano è espressamente richiesto dal nuovo tecnico giallorosso Rudi Garcia. Insieme i due hanno vinto a sorpresa un campionato francese con il Lille e il sodalizio sembra altrettanto proficuo alla prima stagione romana: Gervinho è la freccia che - spesso imbeccata da Totti - penetra le difese avversarie. I giallorossi inanellano dieci vittorie di fila, ma devono arrendersi all'ultima Juve targata Antonio Conte. Il 27 (numero scelto in onore della sua data di nascita, il 27 maggio) chiude la prima annata italiana con 12 gol in 37 partite, che contribuiscono al secondo posto in classifica e al ritorno in Champions della Roma.

La stagione seguente comincia ancora alla grande, poi l'impegno in Coppa d'Africa (vinta insieme a Doumbia) pesa sulle gambe dell'ala, che da febbraio in poi appare molto meno brillante, come del resto tutta la squadra. Segna soltanto due gol in campionato, altri cinque li mette a referto tra Champions ed Europa League. Il 2015-16 si riscatta con un avvio ottimo: 6 gol nelle prime 12 gare, quindi un infortunio al bicipite femorale lo costringe ai box. Nel frattempo la Roma arranca, viene eliminata in Coppa Italia dallo Spezia e in campionato è lontana dalla vetta. La società esonera Garcia e affida la panchina a Luciano Spalletti: l'esterno d'attacco, ormai orfano del suo mentore, a gennaio decide di partire verso i lidi (e i milioni) cinesi, mentre a Roma approdano Diego Perotti e Stephan El Shaarawy. L'Hebei Fortune sborsa 18 milioni di euro, più del doppio rispetto a quanto investito dal club giallorosso due anni e mezzo prima. Saluta con 88 presenze e 26 gol, l'ultimo dei quali nel derby vinto 2-0 l'8 novembre 2016. Ora ritrova la Roma da avversario: la speranza è che mostri la sua versione più opaca e non quella devastante del primo anno nella Capitale.