Dzeko: presente. El Shaarawy: presente. Perotti: presente. Lorenzo Pellegrini: presente. De Rossi: assente. Giustificato, comunque assente. Come è da due mesi, ventotto ottobre, San Paolo di Napoli, una manciata di minuti all'intervallo, il Capitano che alza il braccio richiamando la panchina e chiedendo il cambio. Il giorno dopo è entrato in infermeria, ci trovò molti compagni, c'era quasi il tutto esaurito. Ora è rimasto soltanto lui, gli altri sono progressivamente tornati a disposizione di Di Francesco, il Capitano no. E solo chi lo conosce o chi lo ha capito per quello che è veramente, può immaginare il disagio con cui il sedici della Roma stia vivendo questo prolungato momento di difficoltà. Dal punto di vista fisico, il più grave, parola usata dallo stesso De Rossi, da quando si è presentato nel calcio che conta.

Da ciste a cartilagine

Che la situazione fosse perlomeno delicata, si era capito subito. Cioè sin dal giorno dopo il San Paolo, quando il Capitano si presentò a Villa Stuart per una visita dal professor Pier Paolo Mariani. Il problema era, è, al ginocchio, due le opzioni, terapia conservativa, oppure entrare in sala operatoria per togliere quella ciste con cui il biondo sta facendo i conti già da qualche anno. Con la terapia conservativa il rischio dello stop poteva essere di poche settimane, con l'operazione almeno due mesi. Terapia conservativa, allora, considerando anche l'età e il fatto di essere nel cuore di una stagione peraltro da rimettere in piedi. Ecco, ieri sono trascorsi due mesi di terapia conservativa, fattori di crescita, infiltrazioni, fisioterapia. Considerando che il campionato per la Roma riprenderà il 19 gennaio (dimenticando che il 14 c'è la Coppa Italia contro l'Entella), vorrà dire che si sarebbe al limite dei tre mesi di stop. Roba che legittima la domanda: allora non sarebbe stato meglio operarsi? Vero. Se non fosse che nel corso di questi due mesi di assenza, c'è stata un'intervista del Capitano in cui siamo venuti a conoscenza di un'altra verità. Cioè il problema non sarebbe limitato alla ciste, ma è esteso alla cartilagine. Parola che terrorizza qualsiasi calciatore. Parola però che dà un senso alla scelta di non operarsi. Il recupero da un intervento chirurgico alla cartilagine è tra i sette e gli otto mesi, per De Rossi avrebbe voluto dire stagione conclusa. Per chiedere conferma sui tempi di recupero da una operazione alla cartilagine, basta chiedere al milanista Jack Bonaventura che si è operato qualche settimana fa dando già appuntamento alla prossima stagione.

Condizioni in miglioramento

Ora, allora, cosa c'è da aspettarsi per il nostro Capitano? L'anno solare si sta chiudendo, la prima cosa che ci viene da augurargli è quella di rivederlo in campo per una seconda parte di stagione da protagonista, magari pensando pure che a questa Roma il suo rientro può portare soltanto benefici tattici, tecnici, di carisma e leadership. Abbiamo provato comunque a saperne qualcosa di più a proposito delle condizioni di De Rossi, cercando di trovare il canale giusto per aggirare il ditkat monchiano di non fornire all'esterno notizie dettagliate sui giocatori della prima squadra. Le risposte, alcune monosillabiche, che siamo riusciti ad avere, sono state abbastanza confortanti. «Sta meglio, il fastidio è quasi scomparso, ogni tanto si fa sentire, ma rispetto a due mesi fa sta sicuramente meglio, vedrai che dopo la sosta invernale tornerà a disposizione della Roma» c'è stato detto con ragionevole certezza. Sarebbe il modo migliore per cominciare il nuovo anno. Con un De Rossi in più, potrebbe pure cambiare un po' la strategia di mercato, magari concentrandosi più che su un nuovo centrocampista su un difensore centrale che possa prendere il posto di Marcano. E con il Capitano, quell'inseguimento al quarto posto sarebbe più semplice.