Diciamoci la verità. Il suo ritorno a casa, non da tutti era stato vissuto come un affare. Anzi,più di qualcuno aveva storto la bocca per il fatto che la Roma avesse dovuto firmare un assegno da dieci milioni per riprendersi chi era suo. E, pure, che Lorenzo Pellegrini, avesse firmato un contratto quinquennale da due milioni a stagione. Questione di punti di vista. Basti pensare, per esempio, che con i prezzi di oggi, per acquistare un giocatore con le qualità del nostro, non sarebbero stati sufficienti venti milioni. Oggi non basterebbero neppure i venti. Perché il ragazzo cresciuto a pane e Roma, ci ha messo poco a far capire che il ritorno a casa, tutto è stato meno che un problema. Al punto che tutto sarebbe meno che una sorpresa vederlo titolare domenica a San Siro contro il Milan del suo amico Vincenzo Montella. Sì, amico, perché è stato proprio l'aeroplanino a inventarlo centrocampista quando aTrigoria allenava i Giovanissimi. Un'intuizione perfetta. E forse per questo Montella preferirebbe vederlo seduto in panchina. Non per disistima nei confronti di Strootman e Nainggolan, ma solo perché nessuno come lui sa il valore di questo ragazzo destinato a diventare un punto fermo nella Roma del futuro. Un futuro che è già oggi, come ha dimostrato ogni volta che Di Francesco lo ha mandato in campo. Lo stesso Di Francesco che sulla panchina del Sassuolo lo ha voluto,allenato, cresciuto e lanciato nel calcio dei grandi quando il ragazzo non aveva ancora compiuto venti anni. È cresciuto in fretta. È pronto a dare un dispiacere al suo amico Montella.