Antonio Padellaro ha fondato "Il Fatto Quotidiano" nel 2009 e ne è stato il direttore fino a due anni fa. Oggi è alla presidenza del Consiglio di amministrazione della società editrice e continua a scrivere per il giornale. È da sempre attento alle vicende legate al nuovo stadio, certamente come commentatore e cittadino romano, ma anche per la sua comprovata fede romanista.

Oggi inizia la nuova conferenza dei servizi: è la volta buona?
«Quando sorse la questione del vincolo sulla tribuna dell'Ippodromo, scrissi per Il Fatto un articolo in cui dicevo a Pallotta che si era messo in un vicolo cieco. Vorrei essere smentito. La conferenza dei servizi è una tappa decisiva, ma quante tappe decisive ci sono state finora? Poi ne è sempre seguita una più decisiva».

Teme sia solo l'ennesima?
«La mia sensazione è che la giunta Raggi questo stadio lo voglia fare, per non passare alla storia come la giunta che ha rifiutato tutto ciò che poteva arricchire la città, come le Olimpiadi. Non ho capito bene l'atteggiamento della Regione, ma non credo che si metterà di traverso. Ho invece il timore che possano sorgere mille questioni sollevate da associazioni, privati, comitati, grandi giornali, grandi finanzieri e piccoli palazzinari».

Dei tanti temi in discussione, cosa le sta più a cuore?
«Ritengo fondamentale che lo stadio abbia una struttura d'accesso adeguata. È la conditio sine qua non per farlo.Tutte le parti in causa non possono uscire dalle loro riunioni senza aver definito una volta per sempre che occorrono delle strutture viarie che garantiscano funzionalità, efficienza e velocità. Sono preoccupato dal fatto che, da quanto ho letto negli ultimi tempi, l'accesso allo stadio non sia la priorità numero uno per chi deve decidere. Manca un ponte e i trasporti su rotaia mi sembrano insufficienti. Credo invece che l'accessibilità dell'impianto sia ciò che le istituzioni devono garantire ai cittadini romani prima ancora che ai tifosi».

Stadio Olimpico: sarà più la gioia nel lasciarlo o la nostalgia per un enorme pezzo di storia?
«L'ho frequentato sin dagli Anni 60,è facile immaginare cosa ho vissuto su quegli spalti. Per me sarà uno strappo sentimentale molto forte, lo sento come il mio stadio. Ma la Roma ha bisogno di un nuovo impianto, occorre andare avanti. Io appartengo a un passato, glorioso, ma è il passato. Bisogna fare lo stadio, perché è troppo importante per la città e perché se non si fa lo stadio Pallotta sarà costretto a vendere. Non sarà il miglior presidente possibile,ma molti sanno che un eventuale dopo-Pallotta sarebbe peggio rispetto alla sua gestione».