Ha battuto Piola, segnato in serie A davanti a Totti nel giorno della sua assunzione dall'Olimpico all'Olimpo, infilato due gol alla Lazio, ma non ha fatto meglio di Amadei: Pietro Pellegri sembra destinato a riscrivere molte pagine della storia della serie A, ma ha lasciato al suo posto il record del Fornaretto, quello datato 2 maggio 1937, del più giovane giocatore ad aver esordito in serie A. Da Roma-Fiorentina 2-2, allenatore Luigi Barbesino, a Torino-Genoa 1-0, gol di Belotti e titoli per il ragazzino del 2001 lanciato nella mischia da Ivan Juric. Era stato Gasperini il primo ad aggregarlo alla prima squadra, all'ultima settimana del campionato 2015-16, in un Genoa salvo da tempo: segnò nell'amichevole del giovedì contro il Casale, giocando 7' al posto di Pandev, ma poi il tecnico non lo chiamò per quella sorta di sopralluogo per il suo nuovo incarico che sarebbe stato Atalanta-Genoa 1-4. Visto il risultato, ci sarebbero stati i presupposti per farlo subentrare, a 15 anni e due mesi, e il record della leggenda della Roma sarebbe stato polverizzato: la prima convocazione arrivò invece il 22 dicembre, ed entrò, 3' al posto di Rincon.

Meglio di Rivera

Quindici anni, 9 mesi e 5 giorni: per Amadei furono 15, 9 e 6, e molti giornali scrissero che il primato era stato battuto. Sbagliando: i mesi non sono tutti uguali, hanno giocato entrambi la prima gara in serie A 15 anni e 280 giorni. Coincidenza incredibile, record eguagliato e quindi salvo, facendo scalare al terzo posto, tra degli esordi più precoci, un certo Gianni Rivera. Ad Amadei è rimasto il record del più giovane ad aver segnato in serie A - lo fece una settimana dopo l'esordio, contro la Lucchese - il più giovane a firmare una doppietta, fino a due giorni fa, era Silvio Piola, nel 1931, con la maglia della Pro Vercelli: domenica è stato battuto proprio da Pellegri, 16 anni e 184 giorni quando ha infilato due volte il laziale Strakosha, contro i 17 e 104 giorni del centravanti che vinse il Mondiale del ‘38.

Come De Rossi

Dopo l'esordio, Pellegri fu rimandato nelle giovanili: doveva ancora firmare il contratto professionistico - prima dei 16 anni la legge italiana, non solo per i calciatori ma per qualunque lavoratore, non lo consente - e c'era il rischio che dall'estero si presentassero con qualche carriola di soldi per rompere il suo vincolo con il Genoa. Vincolo fortissimo, perché la storia dei Pellegri ricorda un po' quella dei De Rossi: un ragazzo va a giocare per il settore giovanile della squadra per cui ha sempre fatto il tifo, dopo qualche anno se ne va senza aver raggiunto la prima squadra, diventa uomo, torna per lavorare nel settore giovanile, che dopo qualche altro anno tessera anche il figlio. Poi il figlio dimostra di avere più talento calcistico del padre: arriva in prima squadra, debutta in serie A, e alla terza giornata segna pure, all'Olimpico, sotto la Curva Sud.

Davanti a Totti

Quando Pietro giocò la prima dall'inizio, in panchina c'era anche il padre Marco, team manager, promosso pochi mesi prima dalla Primavera alla prima squadra: rimasero entrambi a bocca aperta, vedendo lo stadio stracolmo, nel giorno dell'addio di Francesco Totti. Ma al ragazzino il timore reverenziale passò prestissimo, visto che dopo 2' e 10'' stava già esultando: scatto in profondità, così veloce da evitare il recupero di Manolas, destro vincente e primo gol in A, in uno stadio che era lì per il Capitano, in fondo convinto che un Genoa già salvo si sarebbe limitato a un ruolo da comparsa. Poi la Roma ha rimontato, vinto e mantenuto il secondo posto, e il ragazzino non è stato ricordato come un piccolo guastafeste.

Romanista mancato

E pensare che tra le prime società a seguirlo c'era stata proprio la Roma: la stella di Pellegri cominciò a brillare al Torneo Nike, edizione 2015, vinta dai 2000 del Genoa, il centravanti che faceva la differenza giocando già allora sotto età, a 14 anni non ancora compiuti. Si giocava a Montesilvano, due passi da Pescara, in tribuna c'era Bruno Conti: la Roma aveva appena perso Scamacca, serviva un centravanti che arrivasse senza intoppi in prima squadra, ma non era facile strapparlo al Genoa. Il nome arrivò a Sabatini, che provò a portarlo alla Roma,e fece lo stesso una volta approdato all'Inter: offrì 60 milioni - tra parte fissa e bonus – per lui e il coetaneo Salcedo, poi si accorse che non li aveva, e saltò tutto. Quella con la Lazio era la prima stagionale, la prima dopo Roma-Genoa: 3 gol nelle ultime 2 partite, o in 4 presenze in A. Piace al Milan e a mezza Premier, la Juventus lo vuole: continuasse così, il nuovo record potrebbe essere la valutazione del cartellino.