Poche volte negli ultimi dieci anni, la Roma si è presentata così dimessa di fronte al Napoli a San Paolo. I pronostici sono tutti per la squadra di Sarri, che con la Juventus nel 2018 ha messo insieme in campionato solo vittorie. Tra l'altro, il Napoli ha vinto le ultime due partite di Serie A contro la Roma: l'ultima volta che i partenopei sono arrivati a tre successi consecutivi è stata nel 1976. Non doveva andare così, diciamo tutti. Ed è vero, oltre che giusto. Allora, che fare? Consegnarsi e aspettare la sconfitta? No, non sarà così. Non può essere così.

Lo insegna la stessa partita dell'andata all'Olimpico. Il primo tempo fu un dominio incontrastato del Napoli che prese il comando del gioco perché la Roma era troppo timorosa, troppo attenta a non prenderle. E alla fine il gol lo prese, anche se l'azione da cui nacque la rete decisiva fu casuale. Una rete che ebbe il merito di svegliare la Roma, come un pugno in pieno volto. E, così, anche se non in maniera lucida, la ripresa della Roma fu di carattere diverso. E fu l'inizio di una serie di risultati positivi che lanciarono la Roma tra le prime posizioni del campionato. Perché la testa era diversa. E andiamo a finire sempre lì. Al carattere, all'atteggiamento della squadra, alla voglia di reagire alle avversità che ogni partita presenta. In una parola, all'aspetto mentale che però non deve essere di un unico giocatore ma di tutta la squadra.

Finora, i fatti dicono che la squadra esce di scena alle prime difficoltà e che difficilmente recupera lo svantaggio. Tutti elementi noti, sui quali Di Francesco sta lavorando anche se con risultati scarsi. Perché i vizi sono sempre gli stessi. La parola ora spetta al campo, l'unico giudice nello sport. Un campo dove il tecnico giallorosso continua a dirigere la sua squadra, con il piglio d'inizio campionato. Nonostante un quinto posto che ha il sapore della delusione e del rimpianto. Perché questa squadra non è inferiore a chi la precede, almeno a Lazio e Inter. E gli scontri diretti lo hanno dimostrato. Il momento, comunque, è quello che è. Le due sconfitte con lo Shakhtar e il Milan hanno cancellato quell'accenno di ottimismo figlio delle vittorie con Verona, Benevento e Udinese. Dal punto di vista del calendario, questa è una giornata particolare, con le prime 8 della classifica che si incontrano tra di loro.

Ecco, allora, che un eventuale risultato positivo potrebbe proiettare di nuovo la Roma in posizioni più consone. Stranamente, negli ultimi anni con il Napoli i risultati sono arrivati più facilmente in trasferta che in casa. Le ultime due al San Paolo, ad esempio, hanno visto un pareggio e la vittoria (1-3) dello scorso anno firmata da Salah e da una doppietta di Dzeko, diciottesimo successo per i giallorossi al San Paolo su 72 partite: 22 i pareggi e 32 le sconfitte per i giallorossi, che hanno perso solo una delle ultime 19 trasferte in Serie A, nel parziale per i giallorossi 14 vittorie e quattro pareggi.

Stasera la Roma si gioca una buona fetta della stagione senza i suoi tifosi. Forse, anche per questo Di Francesco farà ricorso ai titolarissimi della squadra, quelli con più esperienza, finiti anche sotto la lente della critica per prestazioni non all'altezza. Stasera la partita si deciderà a centrocampo. E, allora, non si può non pensare a una squadra che cerchi nel suo capitano l'appiglio per poter uscire da questo momento no. De Rossi, che proprio a Napoli nel 2014 baciò la maglia sotto la loro curva. Facendoli infuriare e, forse, mandando loro di traverso la gioia per la vittoria. De Rossi, infine, che non c'era quando la Roma arrancava con Atalanta, Torino, Sampdoria e Milan. Non può essere un caso.

Come non può essere un caso che tra i personaggi più attesi ci sia Kevin Strootman che a quattro anni dal crack al suo ginocchio torna per la prima volta a calcare di nuovo l'erba del San Paolo. Un motivo in più per tornare a ringhiare, per urlare ancora che la Roma c'è, che la vecchia guardia c'è e che non può e non deve finire così.

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