Le metamorfosi dzekiane accompagnano l'attaccante bosniaco fin dal suo arrivo a Roma. Da bruco a farfalla, per poi tornare allo stato di crisalide. E viceversa. Un saliscendi continuo nell'indice di gradimento della punta presso la piazza che lo ha adottato. Scandito fondamentalmente dai suoi gol. Sotto le aspettative il primo anno, quando era atteso come il cannoniere della svolta; straordinario nel secondo, contraddistinto da ben due troni di bomber (in Italia e in Europa) e da numeri da record, per la Roma come per il calcio italiano; a singhiozzo nella stagione in corso, caratterizzata da reti e prestazioni sontuose all'inizio come da un vistoso calo di rendimento nell'ultimo periodo.

A voler ricercare però il momento della svolta positiva nell'anno dell'exploit, si finisce proprio a Napoli. Il 15 ottobre del 2016 la Roma è attesa dalla difficile trasferta del San Paolo, al ritorno dalla sosta per le nazionali. Due settimane prima i giallorossi hanno piegato l'Inter in una partita ricca di occasioni e ricordata soprattutto per l'esultanza di De Rossi, che insieme agli altri compagni abbraccia Dzeko, autore del vantaggio romanista. Ma fa di più. Si rivolge a parte della tribuna, che fino a quel momento aveva apostrofato il centravanti con fischi e insulti, indica il numero 9 sulla maglietta di Edin e li sfida a farlo ancora con un labiale che non lascia spazio a interpretazioni.

Il riscatto di Edin

Un gesto da leader vero quello di Daniele, che prende le difese di un compagno fino a quel momento in difficoltà e cerca di trasmettere al pubblico la necessità di sostenere sempre qualsiasi componente della squadra. Con parole forti, come richiede la circostanza. Fino a quel momento Dzeko è stato criticato aspramente, ma qualcuno si è spinto oltre i limiti della decenza, con allusioni e fotomontaggi di infimo gusto. L'aria intorno al bosniaco non è delle migliori, nonostante abbia già realizzato quattro gol nelle prime cinque giornate. Non gli vengono perdonate le occasioni fallite, né quella stagione precedente conclusa con dieci centri. La rete che permette alla Roma di passare in vantaggio sull'Inter è da attaccante di razza ed è una delle tante "pesanti" siglate da Edin nei match clou. Ma ancora non basta: la squadra ha cominciato il campionato balbettando. La vittoria contro i nerazzurri ancora non convince, anche perché dopo il calendario propone la trasferta napoletana.

Ma al San Paolo la squadra guidata da Spalletti sbalordisce tutti e Dzeko è il mattatore: prima segna con un gran destro su assist di Salah e finta di Nainggolan. Poi si carica un avversario in spalla (nel senso letterale dell'espressione) e trafigge nuovamente Reina, questa volta di testa. È il punto esclamativo sulla partita, anche se il Napoli accorcia e la Roma riallunga. Il 3-1 con il quale si espugna la tana della banda di Sarri non fa una piega. La doppietta di Edin nemmeno: il bosniaco in un colpo solo regala una vittoria fondamentale e aggancia la vetta della classifica dei cannonieri, che non lascerà più fino alla fine, aggiudicandosela con pieno merito.

Le sue rivincite se le è prese in silenzio, Dzeko. Senza polemiche e con tanti fatti: i gol. Segnati a raffica, nonostante non abbia mai difettato nelle prestazioni "all'asciutto", sembrando quasi un rifinitore per altruismo e capacità di mandare in porta i compagni. Ma è arrivato anche per lui il momento di invertire la tendenza. E tornare a segnare. Possibilmente a partire dal campo che lo ha (ri)lanciato.