Fermati, Radja. O no? Capiamo qualsiasi tipo di perplessità, ma l'invito non è solo la conseguenza di una follia che alberga, pure con un certo piacere, in chi scrive. È il frutto di un ragionamento, si fa per dire, che va anche oltre la sfida di sabato sera all'Olimpico contro il Cagliari, per arrivare al turno successivo di campionato, Torino, Allianz Stadium, casa Juventus. Spieghiamo.

Ieri il sorprendente Giudice Sportivo, oltre al turno di squalifica per Ciro Immobile (avvocati competenti ci hanno garantito che a proposito sia stato fatto un obbrobrio giuridico, ma siamo in Italia, possiamo stupircene?), ha certificato l'entrata in diffida di Radja Nainggolan. Inevitabile. La cresta belga nella partita di Verona contro il Chievo, nel secondo tempo ha rimediato un cartellino giallo (giusto) che, sommato ai tre precedenti (Atalanta, Lazio, Genoa), lo ha portato a quella quota quattro che è l'anticamera della squalifica. Dunque, prossima ammonizione, un turno di stop.

Ora ci rendiamo conto che non è troppo sano pensare male, ma vista l'esperienza di decenni passati, non è poi così sbagliato farlo. E allora, considerando appunto che la partita successiva, è la madre di tutte le partite, a Torino, sul campo della Juventus, potrebbe essere sano e giusto evitare che Radja vada in campo contro il Cagliari? Ovvero, non sarebbe meglio che inizialmente si sistemi in panchina al fianco di Di Francesco?

La risposta naturale è che in campo ci deve andare la formazione migliore. E la formazione migliore non può non avere la cresta. Di sicuro il giocatore rifiuterebbe qualsiasi calcolo conservativo, oltretutto contro la squadra con cui si è definitivamente affermato nel calcio italiano, arrivando proprio dalla Sardegna a vestire la maglia giallorossa. È normale che a decidere dovrà essere soltanto Eusebio Di Francesco. Che, peraltro, un paio di conferenza stampa fa, non ha fatto giri di parole a proposito del fatto che Nainggolan se sta bene va in campo, punto e basta.

La riflessione, però, va fatta. Supportata anche dal fatto che se c'è una partita a cui Radja non rinuncerebbe mai, è proprio quella contro la Juventus. Cioè la squadra che si è sempre rifiutato di prendere in considerazione nel caso di un suo eventuale addio alla Roma, suscitando l'ira dei tifosi juventini con cui, sui social, è stato protagonista di qualche siparietto non proprio amichevole. La Juve, oltretutto, lo voleva anche nel gennaio del 2014 quando invece la Roma concluse l'acquisto della prima metà del cartellino del belga che, a saperlo, sarebbe stato meglio prenderlo tutto e subito visto che la seconda metà dopo è costata uno sproposito (sommare pure i soldi di Ibarbo, lo diciamo per qualcuno che ancora non lo ha capito).

Dunque, sì o no? Chi scrive si è già costituito sottoscrivendo la sua follia. E allora la risposta è no. Perché il rischio di un cartellino giallo nei confronti del belga, sarebbe troppo grosso, ma soprattutto perché questa rosa a disposizione di Di Francesco, ha tutto per poter sopperire anche all'assenza più pesante come appunto sarebbe quella di Nainggolan. No, nessun rischio, sapendo bene come un cartellino giallo possa sempre arrivare anche se un giocatore entra in campo con i propositi più lodevoli del mondo. Esempio a posteriori: ma a voi è sembrato normale che il primo ammonito a Verona contro il Chievo, sia stato Strootman?