Quasi quattro metri di altezza in due. Entrambi attaccanti centrali, sia pure atipici. Tutti e due in possesso di doti tecniche fuori dal comune. A un primo superficiale sguardo, Edin Dzeko e Patrik Schick nella stessa squadra potrebbero sembrare uno l'alternativa dell'altro.

Eppure è stato lo stesso Di Francesco a sciogliere ogni dubbio, alla vigilia del rientro in campo del ceco. A precisa domanda sull'utilizzo dell'ex doriano, il tecnico ha spiegato che nella sua idea di formazione lo ha sempre immaginato in tandem con Edin. Situazione che finora ha potuto verificare soltanto in tre scampoli di partita: quello di inizio stagione contro il Verona, quando Patrik entrò a un quarto d'ora dal termine, prima di bloccarsi nuovamente; nei minuti finali della gara di Marassi con il Genoa; e nella mezz'ora conclusiva di Roma-Spal.

A Verona con il Chievo potrebbe finalmente presentarsi l'occasione buona per vedere le due punte di diamante in campo contemporaneamente fin dal fischio d'inizio. L'adagio ribadito più volte in casa Roma dal dopo Qarabag in poi, recita più o meno così: «La partita più importante è la prossima». Parola dell'allenatore, ma anche di buona parte dei giocatori (tutti quelli che hanno parlato pubblicamente negli ultimi giorni), ai quali si è unito proprio ieri anche il direttore sportivo Monchi. Nessun ritornello stantio, quanto invece la reale convinzione che la giusta mentalità si costruisce vincendo partite come quelle in programma al Bentegodi nella tarda mattinata di domenica. Magari con minore appeal rispetto alle sfide di Champions, ma significative per spiccare il definitivo salto di qualità.

E in termini di qualità, l'attacco della Roma ha pochi rivali. Dzeko è un formidabile centravanti sui generis, sempre dedito alla squadra, anche a scapito dei propri numeri da bomber, che sono comunque di primissimo livello. Basti pensare che al di là dei 60 gol personali con la maglia della Roma, il bosniaco ha fornito ben 24 assist vincenti. Cifra, quest'ultima, più facilmente associabile a un trequartista che a una prima punta. E nella sua carriera Edin ha giostrato spesso alle spalle di un uomo d'area di rigore, a dispetto della stazza che nell'immaginario collettivo viene spesso ricondotta alla classica "boa". È accaduto durante la sua esperienza al Wolfsburg, in coppia con Grafite; come al City, dove Aguero fungeva da centravanti e lui da seconda punta. Nella Roma è sì al centro del reparto, ma in doppia veste: di totem al quale affidare palloni lunghi - che difende con fisico e tecnica per far salire la squadra - e di regista offensivo, che gestisce l'ultimo tratto di manovra e apre spazi per gli esterni.

In quest'ottica Schick potrebbe essere il compagno di reparto ideale, dotato com'è di eccellente tecnica individuale, di buona corsa e di un tiro potente e preciso, che lo scorso anno gli ha permesso di mettere a segno 11 gol in campionato, entrando quasi sempre da destra verso il centro, con il suo mancino magico. Proprio il ruolo che sembra poter occupare in coppia con Dzeko.