Dal possibile baratro, a una possibile speranza. Non è la prima volta che accade, negli ultimi mesi e quindi è bene andarci cauti. Ma che la Virtus Roma abbia un futuro con un nuovo proprietario all'improvviso è tornato possibile, anzi probabile. I segnali delle ultime ore sono cambiati e si è molto vicini all'accordo con il gruppo americano i cui rappresentanti si erano presentati a Roma in occasione della partita contro Pesaro. I contatti con questo gruppo americano sono iniziati già da molto tempo, per cui si tratta di persone di cui Toti si fida certamente di più rispetto ad altri imprenditori con cui ha parlato in questi mesi. Gli americani hanno avuto dei dubbi sui possibili futuri ricavi derivanti dall'acquisizione della Virtus, ma evidentemente si stanno dissipando in queste ultime ore.
Altalena di emozioni, quindi, come se fosse una partita. A fine luglio, l'iscrizione all'ultimo secondo che ha dato speranza. Poi a inizio campionato il grido d'allarme di Toti, lanciato proprio in occasione della vittoria contro la Fortitudo, e i successivi segnali di speranza. Situazione che si è ripetuta nelle ultime ore, con lo sciopero dei giocatori, ancora senza stipendio, a far da contraltare agli ultimi segnali di una imminente chiusura della trattativa. L'annuncio dovrebbe arrivare lunedì e i dettagli da limare sembrano essere pochi. Tra questi, anche la percentuale di quote che dovrebbe rimanere alla famiglia Toti e che potrebbe oscillare tra il 30% e il 40% del pacchetto.

In tutto ciò, la squadra scenderà in campo domani alle 16.30 contro Venezia, chissà in quali condizioni. Difficilmente stavolta il campo, che purtroppo continua ad essere l'aspetto meno importante, regalerà una emozione inattesa come accaduto contro Brescia, ma chissà che quella forza intrinseca che sembra avere la Virtus anche nei momenti più difficili della sua storia, non faccia un altro miracolo.
Già si parlò di possibile sparizione nel 1989, quando invece arrivò il gruppo Ferruzzi a rilevare la società. Nell'ultimo anno, però, Angelo Rovati fu subito definito il "liquidatore" della società, che invece non solo sopravvisse, ma si ritrovò in Serie A1 nonostante la retrocessione sul campo, avvenuta nel 1994. Decisivo fu lo scambio di titoli sportivi con Giorgio Corbelli, poi proprietario fino al 2001, dopo varie minacce di mollare. Ripetute nel tempo anche da Claudio Toti, senza che però la spina sia mai stata staccata, nonostante l'onta dell'autoretrocessione. La Virtus, in pratica, retrocede solo se lo decide lei, dato che nel 1994 fece la Serie A1 nonostante la retrocessione sul campo e nel 2015 andò in A2 nonostante la salvezza sul campo. Per una quindicina di giorni, nell'estate del 2016, fu anche esclusa dal campionato per alcune irregolarità nella procedura d'iscrizione, venendo poi riammessa. Forse è immortale, chissà.

Ieri intanto i giocatori sono tornati ad allenarsi, dopo un colloquio con coach Piero Bucchi, che forse, dopo una lunga carriera che ha avuto in Roma una parte decisamente significativa, mai si sarebbe aspettato di vivere una situazione del genere. Al di là del rapporto col coach e delle sue doti di mediazione, però, anche questo è un segnale, perché la situazione era arrivata a un punto di rottura tale che solo assicurazioni convincenti sull'imminente pagamento del primo stipendio può aver fatto cambiare idea agli americani. Aspettando altri americani.