Si sono fatti più male di Alì e Foreman, con più eleganza di Trillini e Vezzali. Si sono studiati con più attenzione di Karpov e Kasparov, sorprendendosi a vicenda più di Bird e Johnson. Sono arrivati più vicini di Tergat e Gebreselassie, faticando più di Bartali e Coppi. In una partita, la finale di Wimbledon vinta oggi da Djokovic su Federer dopo 4 ore e 57 minuti (finale più lunga di sempre) per 7-6, 1-6, 7-6, 4-6, 13-12, i due campioni hanno saputo racchiudere tutte le sensazioni e le emozioni delle più grandi rivalità nello sport, con quel velo di rispetto reciproco che forse solo il tennis garantisce sempre. Ci vorrà un po', prima di capire bene tutto ciò che ha detto e tutto ciò che ha lasciato la partita di ieri, patrimonio che chi l'ha vista porterà sempre con sé.

Federer è andato oltre l'età, Djokovic oltre tutto un mondo del tennis e dello sport che ha tifato Federer e tra cui, chissà, se non fosse stato in campo forse ci sarebbe stato anche lui. Entrambi sono andati oltre loro stessi, elevando il livello di gioco in maniera direttamente proporzionale alla stanchezza. Il gioco più bello è stato sull'11 pari al quinto set, dopo circa 5 ore di gioco, quando Djokovic ha annullato due palle-break di Federer, andato a servire per guadagnarsi il tie-break (fissato a 12, altrimenti chissà quanto sarebbero andati avanti).

Bisognerebbe parlare del vincitore, è vero, ma questa è la classica situazione in cui la vittoria non sarebbe così grande se non ci fosse stato un grande avversario. I dettagli, i più piccoli, hanno fatto la differenza. Due campioni, invece, hanno messo in scena un grandissimo momento di sport e questo è più grande di qualsiasi record personale.

Djokovic arriva a 5 Wimbledon, dopo aver annullato due match-point e due palle break sull'11 pari. Diventa come Borg, che era insuperabile prima dell'arrivo di Federer, sconfitto ieri e re per sempre.
Poi c'è la partita, che in qualche modo va pure raccontata. Djokovic vince il primo tie-break dopo un errore di rovescio di King Roger, che però cambia marcia e domina la seconda frazione. Subito due break, una piccola pausa sul 4-0, per poi riprendere il suo show che lo porta a vincere 6-1 in meno di mezz'ora. Djokovic esce dal campo, rientra, e la partita è nuovamente in equilibrio. Il livello sale, sia dal punto di vista della tensione sia delle giocate. Dopo 26' siamo 3-3, senza palle break. Non ce ne sono fino al 5-4 per Federer, che si conquista il set-point con una demi-volée bassa di rovescio che strappa applausi a tutto il centrale, ma Djokovic risponde con un ace. Il livello sale ancora, sul 6-5 Federer regala un passante di rovescio in controblazo dopo uno scambio lungo ben 26 colpi, ma è ancora tie-break ed è ancora Nole a vincerlo. Al quinto game del quarto set, sul 2-2, Federer dice a tutti che la partita non è finita e strappa il servizio all'avversario, per poi confermarlo chiudendo il game successivo a zero: 4-2, ancora break e controbreak, ma è solo un sussulto per il serbo, che alla fine cede 6-4. E così, dopo 2 ore e 55 minuti, la partita va al quinto set.

Dopo aver sprecato due palle break al quarto game, Djokovic lo ottiene al sesto. Ma Federer tiene il servizio e poi va al contro-break. Sul 4-4 inizia ancora un'altra partita, con la grande classe e lucidità dei due campioni più forte della stanchezza. Sul 6-6 ne inizia un'altra ancora, Federer sbaglia due match-point e al tie-break cede con errori che sanno solo di stanchezza. Normale, a quasi 38 anni. E' tutto il resto che è speciale, come la partita di oggi. Di solito si dice "d'altri tempi". No, per fortuna, è di questi tempi.