Serie A

Il calcio che toglie, il calcio che restituisce: la storia di Troilo

Il difensore centrale argentino è una delle sorprese più importanti del Parma di Cuesta. Dall'idolo in famiglia all'ispirazione Cuti Romero, fino alla storia col Belgrano

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
07 Maggio 2026 - 17:07

Capita di inseguire un sogno così fortemente da finire in un vicolo cieco. E di desiderare un qualcosa che, il più delle volte, non restituisce ma toglie. Soprattutto se nasci in Argentina, dove l’amore quasi frenetico per il calcio a volte si trasforma in una realtà spietata. Pronta a lasciare tagli profondi come una tela di Lucio Fontana. Può accadere quando sei Mariano Troilo e il calcio è la tua misura delle cose. Senso comune di diversi argentini, storie passionali e di perseveranza. Quella del Nano inizia a Córdoba il 28 giugno 2003. Un soprannome che, in italiano, sembra quasi in contrapposizione con la sua corporatura possente (194 cm). In realtà, Nano deriva semplicemente da Mariano, il suo nome. A casa Troilo si vive per il calcio: suo padre, Sebastiàn, è un ex calciatore (con un passato all'Argentinos Peñarol). Ed è proprio la famiglia a giocare un ruolo estremamente importante nel futuro - e nel presente - di Mariano. Perché, come spesso capita, non tutto va per il verso auspicato. Le certezze di Troilo vacillano pesantemente nel corso della sua breve carriera. Eppure l’inizio lascia presagire la migliore delle storie: a soli 6 anni gli scout del Belgrano lo selezionano dopo averlo visionato nella scuola calcio dell'EFUL, una piccola scuola di Còrdoba. Una carriera nata prima come mediano, proseguita poi come difensore centrale. Occhi lucidi, sì, ma di felicità. Troilo inizia la sua avventura e la sua crescita nella Celeste, indossandone anche la fascia di capitano.

Poi qualcosa sembra rompersi. Nel 2021 Mariano è sul punto di abbandonare tutto. Improvvisamente arriva sempre meno spazio nelle Under, considerazione minima, neppure in panchina. Il padre chiede addirittura di includerlo nelle trasferte, per farlo sentire parte del gruppo, ma niente. Gli occhi ancora lucidi, ma per la fiducia tradita. La sensazione di rimanere fermo mentre il mondo intorno va avanti, senza poter far nulla per cambiare le cose. Mariano non vuole più saperne niente di quel suo obiettivo di una vita. Ed è in questo momento delicato che entra in gioco la famiglia, al gran completo. Il pensiero torna a tanti anni prima, quando Mariano alimentava la sua passione per il calcio nel garage dei suoi nonni, bastavano un tappo e due bottiglie di plastica per creare una porta. E tanta pazienza del nonno, quasi obbligato dal nipote a stare in porta. Quella passione, quella dedizione, quell'amore, meritano un giorno in più. Un tentativo in più. E proprio grazie alla famiglia e ai consigli di papà Sebastiàn, Nano non molla. Anzi, nonostante le offerte di Lanús e Defensa y Justicia, rimane al Belgrano. E da quel momento il coinvolgimento emotivo è perfino maggiore. Suo padre è il suo idolo assoluto, insieme al Cuti Romero, cresciuto come lui nei Pirati prima di approdare in Italia.

E come il Campione del Mondo, i tratti distintivi sono la personalità e l’aggressività. Forse un po’ troppa, viste le 18 ammonizioni che arriveranno in Liga Profesional in due stagioni. Ma è la smania di arrivare a muovere l’esuberanza, ci sarà tempo per temprare il carattere in campo. Riavvolgendo il nastro, l’esordio tra i grandi arriva nel 2023, prima in Copa Argentina, poi anche in campionato. È il 2024 l’anno in cui la perseveranza di Mariano inizia a ripagare. Stagione da assoluto protagonista con la maglia del suo Belgrano, alla guida del blocco difensivo. Conseguenza diretta sono i primi interessamenti delle squadre europee ma, se possibile, l’interesse più importante arriva dalla nazionale argentina. Lionel Scaloni chiama, Troilo quasi non risponde. Crede sia uno scherzo, ma è tutto vero. Si è messo in gioco nel momento più difficile della sua vita, ora il calcio lo ripaga: a maggio 2025 la prima convocazione con l’Albiceleste. Nano Troilo prende parte alle convocazioni per le sfide contro Cile e Colombia. Non scende in campo, ma basta la soddisfazione. La grande chiamata è il preludio al futuro in Europa. Il Leverkusen lo segue da vicino pensando al domani, ma Troilo vuole mettersi in mostra subito.

Sale sul vagone chiamato Parma e vola in Italia in estate. Un addio sofferto per il calciatore e per tutta la tifoseria. In qualche modo, l’argentino, cerca di ripagare il club che lo ha lanciato nel mondo del calcio. Non solo con i 7 milioni + bonus (e il 15% sulla futura rivendita) fatti incassare ai Pirati, ma anche e soprattutto lasciando sul piatto quasi 500mila euro a disposizione del club, da investire nel settore giovanile. L’ambientamento in Emilia non è facile, la lontananza da casa si fa sentire soprattutto inizialmente. Poi, come già successo nel corso della sua carriera, Troilo non desiste. Anzi, si prende il posto da titolare convincendo Carlos Cuesta. Il gol a San Siro col Milan che regala la vittoria al Parma è l’ennesimo segno del destino. Così come, chissà, l’infortunio del suo idolo Cuti Romero. Le probabilità di saltare il Mondiale per il difensore del Tottenham sono alte, Troilo crede ancora nella possibilità di far parte del gruppo squadra. Ma intanto si gode la crescita progressiva, con la stessa mentalità di sempre. E l’interesse della Roma che, insieme a Inter e Milan, non ha potuto far altro che rimanere interessata dalla sua storia e dalle sue qualità.

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