Un incrocio di destini, in una strana storia, quella di Totti e del blucerchiato, di cui nei giorni nostri s'è persa la memoria. Che ritorna alla Sampdoria, un club che nella carriera dell'ex Capitano giallorosso ha significato parecchio. In passato era destinato a trasferirsi a Genova, ma due gol in una sera di febbraio nel '97 fecero saltare tutto. «Sensi si impuntò e non mi lasciò partire». Era il triangolare con Ajax e Borussia Moenchengladbach, quando nella Capitale era sbarcato Jari Litmanen, ma solo per giocare con gli olandesi e farsi guardare da Carlos Bianchi, allenatore argentino della Roma, che lo voleva a tutti i costi. Uno di passaggio, Bianchi, che considerava Totti - all'epoca già svezzato dal predecessore, Carletto Mazzone - un buon giocatore e nulla più. Da lì in poi la storia ha dato torto e ha dato ragione, a partire da un Roma-Sampdoria 1-4, in cui Roberto Mancini e Vincenzo Montella, futuro aeroplanino giallorosso, fecero sollevare più di un dubbio sulla capacità tattiche di Carlos Bianchi (già malamente eliminato dalla Coppa Italia). Torto.

Una tradizione positiva e simbolica, quella di Francesco con l'altra metà della lanterna di Genova. "In casa e in trasferta tieni in alto i tuoi color". Al Ferraris il battesimo da centravanti, nella prima era Spalletti, nel dicembre 2005 (finisce 1-1 e segna lui), e la perla di sinistro al volo su cross di Cassetti, nel novembre 2006 (finisce 2-4, con doppietta di Totti). Il ragazzino di porta Metronia, che proprio contro la Samp, il 27 febbraio '94 all'Olimpico, esordisce da titolare nella Roma, giocando 86 minuti, con Mazzone che l'aveva sapientemente dosato prima: 0-1 quella volta, con gol di Roberto Mancini, un altro 10 che spesso fa gol alla Roma, anche da giovanissimo (col numero 11, però), nell'anno del secondo scudetto romanista, alla terza giornata a Marassi. E proprio alla Sampdoria, il 18 gennaio 2004 alla diciassettesima giornata, all'Olimpico Totti segna un gol, si disse, alla Maradona. In realtà, di Maradona in quel gol c'è relativamente poco: la posizione laterale di partenza e la falcata. Meno dribbling, perché i doriani sembravano i pali delle porte di uno slalom gigante. Ma c'è altro: il 10 della Roma parte da casa sua e corre in autostrada, si presenta davanti all'amico Antonioli, allora in porta avversaria, mostrandogli un "cucchiaino" sul secondo palo quando ormai il portiere del terzo scudetto romanista è spacciato.

E poi la pioggia manzoniana di Roma-Sampdoria dell'11 settembre 2016. Totti ricorda quella data, ma di quindici anni prima, per la tragedia americana delle Torri gemelle, come tutti, ma anche per la serata del frastornato esordio in Champions League con il Real Madrid e del suo primo gol nella lega dei campioni. Nel 2016, invece, Francesco sta per compiere i suoi primi quarant'anni, il momento è travagliato, è arrivato un rinnovo di contratto e di buon senso pochi mesi prima, a giugno, per l'eroe del finale di stagione. The king of Rome is not dead. Spalletti continuerà a "gestirlo" in panchina. La Samp picchia e nel primo tempo la Roma sembra un pugile suonato: 1-2, a Salah risponde un doppio Muriel. Ma potrebbe andare peggio, potrebbe piovere. Infatti piove forte, fortissimo. La partita viene sospesa, sulla Capitale si abbatte un nubifragio che fa saltare anche i segnali tv. Un casino. Poi si ricomincia, quasi un inedito, dopo circa 80 minuti di pausa. Spalletti ci ha pensato, l'ha fatto scaldare alla fine del primo tempo sotto il diluvio. Serve la scossa. Quando si riparte, Francesco entra in campo, è caldo e suona la carica. Lo stadio è con lui, sembra il Gladiatore e sveglia la squadra. Prima l'assist al bacio per Dzeko (subentrato anche lui) che pareggia con un bel gioco di gambe. Finita? Macché, il pomeriggio di Totti è appena cominciato, perché nei minuti di recupero ancora Dzeko si conquista un rigore. Dal dischetto va il Capitano, come col Torino nell'aprile precedente, la porta è la stessa, o come con l'Australia ai Mondiali 2006. Responsabilità. Il tempo è scaduto, maledetto tempo. Ha gli occhi ancora più azzurri di un cielo che nel frattempo è tornato senza nuvole. Freddo e preciso: insolito piatto a sinistra di Viviano e la rimonta è compiuta. 3-2 come Roma-Torino. Tutti con Totti, sotto la Sud, dietro al Capitano ormai nudo davanti al suo popolo. E non c'è sesso senza amore. È l'ultimo gol che vale una vittoria in campionato. Totti raggiunge così il primato di Paolo Maldini con 25 anni di Serie A di fila e per 23 stagioni consecutive realizza almeno un gol in Serie A. Solo record, dentro e fuori il Raccordo. "Perché smettere?", dirà a fine partita. La risposta, con tutta probabilità, è nel 28 maggio 2017 che, quel giorno, sta per arrivare.