La Roma di Di Francesco nasce nel giorno in cui Francesco Totti ha deciso di smettere di giocare. Ovvero, non c'è stretto nesso di casualità tra le due cose, ma in qualche modo si può dire che la coincidenza degli eventi (l'addio del capitano, l'arrivo di Eusebio) abbia lasciato tracce precise nel lavoro che la Roma sta portando avanti quotidianamente a Trigoria. Sarebbe scorretto lasciar fuori Spalletti da questo discorso: entrambi - l'attuale tecnico dell'Inter e quello della Roma - intendono il calcio come un direttore vede la sua orchestra. Tutto funziona solo se ognuno suona la sua parte. E a volte proprio il virtuosismo di chi dirige riesce a supplire alla mancanza di fuoriclasse all'interno del gruppo. Ecco perché Spalletti ama richiamare i leader delle sue squadre agli obblighi comuni e ecco perché oggi la Roma è una delle squadre in cui chiunque entri riesce a dare il suo contributo. A maggior ragione ora che ha imparato a fare a meno del suo fuoriclasse.

La forza del gruppo

Prendiamo i cambi: sono dieci le squadre che non hanno mai presentato per due volte di seguito la stessa formazione in questo primo scorcio di serie A. La Roma è una di queste. Delle big, in particolare, solo la Juve ha disposto della sua rosa in maniera più approfondita di quanto non abbia fatto finora Di Francesco. Prendendo solo il campionato, Allegri è l'allenatore che da una partita ad un'altra ha cambiato il maggior numero di giocatori, ben 41 (una volta ne ha cambiati addirittura 7, una volta 6 e per quattro volte ne ha cambiati 5). Il dato della Roma, 28, è ovviamente falsato dalla partita in meno giocata, ma è già sufficiente per farla stare più in alto rispetto a Napoli (19 cambi), Lazio (11) e Inter (appena 9). Di Francesco ha cambiato una volta 6 giocatori, proprio tra Torino e Crotone (Karsdorp, Fazio, Gonalons, Gerson, Ünder, Perotti), due volte 5 giocatori, una volta 4, due volte 3, mai 2, due volte 1 e mai 0.

Minuto per minuto

Se si va a guardare il minutaggio appare ancora più evidente come Roma e Juventus tra le squadre di alta quota stiano scegliendo strade sostanzialmente diverse tra tutte le big che guidano la classifica mentre le altre potrebbero presto risentire dello "sfruttamento" dei giocatori migliori. Isolando infatti gli undici giocatori più impiegati per ciascuna squadra e sommando i minuti giocati da ogni calciatore vengono fuori dei numeri interessanti che riproponiamo nel dettaglio delle tabelle di queste pagine. In media, gli interisti con 883,40 minuti ne hanno già giocati quasi 140 in più degli undici romanisti (744,11) e addirittura 174 in più degli undici juventini (709,20). Particolarmente stressati anche napoletani (836,90 minuti di media) e laziali (835,20). Che significa? Che a parità di risultati chi riesce a ruotare il maggior numero di giocatori e quindi a dar maggior respiro mediamente ai suoi ha maggiori possibilità di arrivare fino in fondo. È forse l'unico vero antidoto concreto all'idea che il Napoli quest'anno faccia una passeggiata trionfale fino al titolo.

La palla al piede

Un'altra precisa indicazione della filosofia difranceschiana che mira a dar forza al gruppo deriva dai numeri del possesso palla. Contro il Crotone la Roma ha gestito il pallone per il 72,70% del tempo di gioco. Solo una volta quest'anno una squadra ha saputo fare di meglio e, curiosamente, non è il Napoli, ma il Milan, proprio contro il Crotone, lo scorso 20 agosto: 80,3%. In questa speciale classifica la squadra di Sarri occupa in ogni caso terza, quarta e quinta posizione (contro Cagliari, Benevento e, mercoledì, Genoa). È curioso, e per questo casuale, che a fronte di un possesso tanto evidente la Roma abbia finito la partita col Crotone con un solo gol di vantaggio. Capita raramente: una volta, lo scorso anno accadde alla Fiorentina di pareggiare col Pescara con un possesso del 77% e addirittura di perdere col Palermo con un possesso del 75%. Ed è forse il motivo per cui si diceva, di quella Fiorentina, che era bella ma poco concreta .

La miglior difesa...

Con tanti palloni giocati sono balzati alle stelle anche i tocchi di ogni giocatore della Roma, rialzando ogni singola media. Il calciatore che è stato maggiormente sollecitato mercoledì sera è stato ancora una volta Aleksandar Kolarov, con 123 tocchi, segue a un passo il difensore centrale Federico Fazio, con 122. In serie A, certe cifre vengono raggiunte solo dai difensori del Napoli, di solito, ma è capitato anche a Chiellini della Juventus e a Ferrari della Sampdoria: i record di questa prima parte di stagione sono stati fatti segnare da Chiriches e Koulibaly mercoledì a Genova (rispettivamente 144 e 140). Ma non è solo la fase di possesso ad esaltare le caratteristiche dei giocatori della Roma. Come già evidenziato, quest'anno è particolarmente difficile segnare alla squadra giallorossa. Sono stati appena 5 i gol subiti, di cui peraltro 3 con l'Inter nella sera dell'esordio all'Olimpico. Al secondo posto Napoli e Inter con 7 reti al passivo a testa. Facendo un rapido calcolo sulle reti subite (dopo nove partite giocate) negli ultimi cinque campionati dalla Juventus (la squadra, cioè, che ha poi vinto lo scudetto), tre volte a questo punto aveva subito un numero superiore di reti (10 nel 2013/2014,8 nel 2015/2016 e 6 lo scorso anno), due volte ne aveva presi 4, appena uno di meno rispetto alla Roma (nel 2012/2013 e nel 2014/2015). Insomma, almeno in questo la squadra di Di Francesco è già in media scudetto...