Domani il Bologna sarà di scena all'Olimpico, contro la Roma. Da una romana all'altra. Per la squadra di Donadoni la sconfitta interna con la Lazio non ci voleva. Marco Di Vaio, romano ed ex laziale, grande amico di Francesco Totti, attualmente club manager del Bologna, ci spiega cosa non ha funzionato contro la squadra di Simone Inzaghi: «Sono forti, sono una grande squadra. Noi abbiamo fatto male nel primo tempo, siamo stati un po' in bambola, loro invece hanno fatto una gran partita: hanno qualità e giocatori forti e un allenatore molto bravo. Trovandoci subito sotto di un gol non è stato semplice, se poi la Lazio può giocare in contropiede diventa devastante, con quella qualità e quella gamba che in poche squadre hanno. In spazi aperti Immobile e Milinkovic sono fenomenali, Luis Alberto è un ottimo giocatore, sa fare la differenza. A noi mancavano Gonzalez, Poli e Palacio che sono un po' la colonna della squadra e perderli tutti e tre insieme è stato letale. Alcuni giocatori non avevano giocato ancora con continuità, la squadra era un po' diversa, ma è la prima partita in cui facciamo male come atteggiamento».

Verso Roma

Contro la Roma rientrerà Gonzalez dalla squalifica, Poli è sulla via del recupero, a differenza di Palacio, che in questo avvio di campionato ha forse un po' "chiuso" l'ex giallorosso Mattia Destro, che l'altro ieri sera con la Lazio ha faticato: «Con lui parlo spesso – spiega Di Vaio -, lui sa che per noi è un giocatore fondamentale, deve ritrovarsi e riprendere a fare gol perché in questo modo può farci fare il salto di qualità in classifica, è il giocatore più forte della squadra, un investimento importante. Gli dico spesso che deve imporsi fisicamente, da giocatore quando ero in difficoltà cercavo di tornare alle origini e fare le cose che sapevo fare, è questo che consiglio a lui».

Casa Di Francesco

Sabato sera il Bologna troverà una squadra che vorrà dare continuità ai risultati e che per ora con le squadre di caratura inferiore ha sempre fatto bottino pieno. Il lavoro del nuovo tecnico Di Francesco si inizia a vedere: «Mi piace molto, mipiace il modoin cuiè entrato nella Roma, con il suo silenzio, si sta imponendo in un ambiente non semplice perché Roma è una grande piazza. Ha idee chiare, sul gioco, e la squadra le sta assimilando. E ha un'ottima squadra». E all'Olimpico nell'anticipo serale dell'11esima giornata Di Francesco troverà davanti a sé un altro Di Francesco. Il figlio Federico, promettente ventitreenne del Bologna: «Il padre lo ha "educato" bene, ha la mentalità giusta, si allena forte e si vede che vuole arrivare e diventare un giocatore importante, è un ragazzo disponibile che ascolta e vuole migliorare».

L'amico di Totti

L'altro incrocio tra la Roma e il Bologna, due società che vanno d'accordo, è tra Totti e Di Vaio, che invece sono proprio amici: «Ci siamo parlati nella scorsa stagione, prima che smettesse, certo. Per un calciatore non è mai un momento semplice. Per me smettere non fu una passeggiata: i primi tempi non avevo le idee chiare, non avevo la gestione dei tempi. A Francesco ho consigliato di capire, non si può decidere a tavolino il futuro, specialmente se ti senti ancora un po' un atleta. Iniziare a lavorare subito dopo aver smesso di giocare è sicuramente un vantaggio, ma è anche difficile dire subito "faccio questo o faccio quello", devi imparare. Prima di chiudere la carriera da giocatore pensavo a cosa fare in futuro, ma quando arriva il momento non è istantaneo il passaggio. Poi io, come Francesco, mi sono trovato subito dietro la scrivania: ho fatto l'ultima partita il 30 ottobre e il 15 novembre ho iniziato a lavorare al Bologna. Adesso, dopo tre anni, mi sento tranquillo e va molto bene. Totti deve approfittare di questo primo anno per stare vicino alle persone che operano nel settore che gli piace di più, per capire che ruolo avere. È una risorsa per la società e deve capire solo dove mettere a disposizione le sue conoscenze e trasmettere agli altri quello che è stato e la sua mentalità». Essere Totti a Roma, comunque, per i tifosi, ma anche per i calciatori stessi, è anche una questione di semplice presenza: «È vero, lui già con la sua presenza è importante per gli altri, ma deve avere delle motivazioni per incidere perché è sempre stato abituato a incidere, deve capire il ruolo. Se è vero che volevo portarlo a giocare a Bologna? Macché, non era la sua strada, ci siamo visti tre giorni dopo l'ultima partita, era più sereno, anzi, sconvolto dall'affetto di Roma.

Prima del 28 maggio stava forse valutando anche altre soluzioni, ma secondo me quel giorno ha deciso di smettere e rimanere nella Capitale. Ed è quello che gli ho sempre consigliato, di non andare da nessuna parte, perché andarsene non avrebbe aggiunto niente alla sua carriera, anzi, gli ho sempre consigliato di non cambiare maglia». Che, detto da un ex laziale, significa sicuramente amicizia.